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TOMORROWLAND – Brad Bird ci racconta il futuro con gli occhi di Walt Disney

Tomorrowland_poster

Casey Newton è una vivace adolescente con una naturale predisposizione a “capire come funzionano le cose”. Vive a Cape Canaveral, figlia di un ingegnere della Nasa che molto presto perderà il lavoro, ora che le rampe di lancio ormai in disuso stanno per essere smantellate. Il padre è rassegnato ma non Casey, che pur di ritardare i lavori sabota metodicamente ogni notte impianti e macchinari. Finché viene beccata dalla polizia, e in guardina entra per caso in possesso di una strana spilletta: ogni volta che la tocca viene trasportata per alcuni secondi in un luogo sconosciuto. Incuriosita più che spaventata, una volta a casa scopre che si tratta di un gadget della Fiera Mondiale di New York del 1964.

Disney's TOMORROWLANDCasey (Britt Robertson) Ph: Film Frame©Disney 2015

Sulle tracce del titolare di un sito che ne vende di simili, parte e si imbatte in Athena, strana ragazzina dotata di grande forza e intelligenza, che la tira fuori dai guai quando spietati “cattivi” si mettono ad inseguirla e la mette in contatto con Frank Walker, cinquantenne scienziato disilluso che vive da eremita in un’isolata casa-laboratorio. Quando i “cattivi” arrivano anche lì, per salvarsi Casey e Frank hanno solo un luogo in cui rifugiarsi: il Futuro. Da lì arrivava la spilletta, un oggetto speciale capace di attivarsi solo in mano a persone speciali. Anche Frank a 12 anni era stato “reclutato” così dagli scienziati di Tomorrowland, insieme a molti altri ragazzi, allo scopo di usare il loro ingegno e la loro creatività per cambiare il mondo di oggi, evitando che la Terra precipitasse nel baratro dell’autodistruzione. Ma poi alcune idee troppo ardite lo avevano fatto espellere. Ora toccherà a Casey, nonostante l’opposizione del rigido Direttore Nix, cercare di cambiare il destino (niente paura, non ho fatto spoiler, non vi ho raccontato nulla che non sia nel trailer).

3 Hugh Laurie

Lo sceneggiatore Damon Lindelof (PROMETHEUS, STAR TREK, le serie LOST e THE LEFTOVERS) si è sempre ritenuto un ottimista, e come lui lo sono stati a lungo tutti gli americani, in special modo il sognatore per eccellenza Walt Disney, che nel 1955 fondò la sua Disneyland: e una delle quattro sezioni fu chiamata Tomorrowland (il Mondo di Domani). Nel corso degli anni, in particolare dal 1970 in poi, la percezione generale del futuro ha iniziato ad oscurarsi, precipitando negli ultimi anni, fra crisi economica ed energetica, riscaldamento globale, guerre ed epidemie. La riflessione su questa involuzione ha spinto Lindelof ad cercare un soggetto che unisse ciò che aveva significato Tomorrowland per “Walt il Sognatore” alla sua personale positività di carattere e fiducia nel futuro, contro il disfattismo imperante. “Volevo scrivere una storia in cui il futuro non facesse paura, come va di moda ora. Non mi entusiasma l’idea di un mondo in cui i ragazzini uccidono i coetanei, o robot distruggono l’umanità, o tutti vivono in un deserto apocalittico”.

Dice la leggenda che qualche tempo dopo Lindelof abbia sentito parlare di una scatola ritrovata per caso in un vecchio armadio della Disney, contenente molta documentazione degli anni ’50: modellini, progetti, lettere, fotografie relative a Tomorrowland, e altrettanto materiale sull’avveniristica – per l’epoca – Fiera Mondiale di New York del 1964. Ecco lo spunto: sarà la storia di un luogo chiamato Tomorrowland, che non è un parco a tema ma esiste da qualche parte nel mondo reale.

4 Bird-Lindelof

Sulla stessa lunghezza d’onda viaggia il co-sceneggiatore e regista Brad Bird. I suoi primi lungometraggi sono stati cartoni animati: in IL GIGANTE DI FERRO (1999) un bambino faceva amicizia con un gigantesco robot e lo nascondeva alla stolidità degli adulti, che in lui vedevano solo un’arma; in GLI INCREDIBILI (Oscar 2005) una famigliola di supereroi in ritiro tornava in servizio per salvare il mondo; in RATATOUILLE (Oscar 2008) un ragazzo e il suo amico topolino coronavano il loro sogno di diventare grandi chef. Tutte storie dunque in cui si parla di amicizia, coraggio, perseveranza nell’inseguire i propri sogni, solidarietà, responsabilità dell’individuo verso la società. Nel 2011 Bird ha fatto il suo ingresso in grande stile, con enorme successo, nel cinema d’azione con la quarta puntata di MISSION: IMPOSSIBLE-PROTOCOLLO FANTASMA. Dopodiché si è dedicato a TOMORROWLAND, progetto in cui ha creduto così tanto da rinunciare alla regia del nuovo capitolo di STAR WARS, regalandoci un film finalmente “per ragazzi” (attenzione: non è adatto ai bambini piccoli, in molti paesi è vietato ai minori di 12 anni, anche se personalmente lo trovo un tantino eccessivo).

TOMORROWLAND

In contrasto con il cinico Nix di Hugh Laurie, capo di Tomorrowland, scienziato freddo e utilitarista, c’è George Clooney, che interpreta con la necessaria ruvidezza Frank Walker, scienziato idealista ma burbero e rancoroso, salvo sciogliersi nei ricordi di quel mondo meraviglioso a cui non vede l’ora di tornare. Ufficialmente è lui il protagonista del film: invece quella che spicca davvero su tutti è la 25enne Britt Robertson. Forte di una già densa carriera al cinema e in serie tv, espressiva e dinamica, dà vita con grande freschezza alla liceale intelligente e determinata, entusiasta e davvero disposta a tutto per “salvare il mondo” come ogni eroe che si rispetti. Al suo fianco una bella sorpresa: la 12enne Raffey Cassidy, la piccola Athena eterna bambina, commovente nei flashback con il piccolo inventore Frank, grintosa e tagliente nelle scene con Casey, a cui fa da guida. Due ragazze decisamente da tenere d’occhio.

TOMORROWLAND, nonostante tutto, non è un film di fantascienza: ci sono robot e navi spaziali, incredibili invenzioni tecnologiche e una città avveniristica (che in realtà è la Città delle Arti e della Scienza, progettata a Valencia da Santiago Calatrava, “ritoccata” con la computer grafica). Ci sono scene d’azione e inseguimenti (ma non così lunghi da apparire fine a se stessi), voli, esplosioni e tanti effetti speciali, ma usati con criterio e senza esagerare. In realtà è una moderna favola di formazione, una – se mi passate il neologismo – anti-distopia che sarebbe sicuramente piaciuta a Walt Disney.

M.P.

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