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SAN ANDREAS: una storia di terremoti famiglia e altre catastrofi

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Ci sono film che nascono per coinvolgere, anzi, travolgere il pubblico. Il loro scopo è tenere alta l’attenzione dello spettatore e trascinarlo in un’avventura che sia scorrevole, ad alto tasso adrenalinico, possibilmente con un protagonista che compia un numero spropositato di gesta eroiche (ai limiti dell’impossibile) e con un pathos minimo, giusto il necessario per percepire gli umani difetti degli eroi sullo schermo. SAN ANDREAS appartiene a questa categoria.

La pellicola diretta da Brad Peyton, si svolge, come suggerisce il titolo, in California. E fil rouge della storia è proprio la faglia di SAN ANDREAS che diventerà irrequieta, si muoverà e causerà una delle peggiori catastrofi dei tempi moderni. I valorosi protagonisti sono, come nel migliore dei copioni, un papà pompiere-soccorritore da medaglia al valore, una mamma amorevole e comprensiva nonostante abbia appena chiesto il divorzio e una bella figlia in età da college. Il quadretto è quindi quello di una famiglia moderna, disfunzionale, imperfetta tanto quanto la nostra. Anche se, nel momento del bisogno, a differenza di quanto possa accadere al di qua dello schermo, genitori e figli torneranno ad essere più uniti di prima.

Photo: courtesy of Warner Bros. Italia
Photo: courtesy of Warner Bros. Italia

Protagonisti di questo film dall’intreccio semplice e un po’ scontato sono Dwayne Johnson e la sua montagna di muscoli (per la gioia del gentil sesso), Carla Gugino e il suo fischino atletico (per la gioia dei maschietti) e Alexandra Daddario e la sua giovinezza (per la gioia di coloro in preda ad una tempesta ormonale tipicamente teen). I due improbabili genitori si lanceranno in una serie di prodezze sconsiderate e pericolosissime (da non imitare!) pur di salvare la figlia, intrappolata nella città di San Francisco a causa del terremoto. Intorno ai tre, per due ore, si susseguiranno scene di distruzione: crolli, esplosioni, onde anomale e altre cosine che, durante la lavorazione, hanno imposto un massiccio uso dello sfondo verde e delle controfigure.

Photo: courtesy of Warner Bros. Italia
Photo: courtesy of Warner Bros. Italia

L’intenzione di Dwayne Johnson di lasciarsi alle spalle un passato intriso di sport-spettacolo, è evidente; la sua voglia di affrontare ruoli non solo fisici ma con una spiccata componente drammatica, non ci è nuova (era già capitato con FASTER e, soprattutto, con SNITCH-L’INFILTRATO); e palese è l’impegno di tutti (produzione e autori in primis) nel creare un dramma familiare, un action catastrofico, un colossal ad alta tensione. Il risultato, invece, è una storia prevedibile con momenti d’inattesa – e probabilmente non voluta – ilarità.

SAN ANDREAS è un’opera di puro intrattenimento, è una parentesi durante la quale potrete mettere i neuroni in “modalità provvisoria” e far loro schiacciare un pisolino. Le scene eroiche (così come quelle catastrofiche) sono talmente esagerate da perdere l’ancoraggio con la realtà e, qualora foste soli, potrebbero gettarvi tra le braccia di Morfeo. Al contrario, qualora aveste trascinato al cinema parenti, amici e vicini di casa, allora potreste trascorrere una serata all’insegna del buon umore e l’atmosfera potrebbe addirittura tramutarsi in goliardica (e un po’ delirante). Non credo che questo fosse lo scopo ma, se preso così, SAN ANDREAS diventa quasi godibile. Nel complesso, l’obiettivo non pare del tutto raggiunto.

Vissia Menza

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