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Le fiabe armene raccontate da Sonya Orfalian

By | 2016-02-29T23:42:42+00:00 giugno 3, 2015|Lettura, Libri, Recensioni|

Ho imparato che le fiabe armene hanno una maniera tutta particolare di iniziare, e una ancor più bella di concludersi.

Le fiabe armene iniziano con la frase “C’era e non c’era una volta”. Sono solo sei parole, che ci ricordano il modo in cui iniziano anche le nostre favole (e un romanzo piuttosto celebre…), ma costituiscono una chiave di interpretazione unica e affascinante: fin dall’incipit, infatti, devi dichiarare la tua disponibilità ad entrare in un mondo in cui le tradizionali regole dell’esserci e del non esserci non valgono più.

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Ed ecco, dunque, cavalli che parlano, animali tratteggiati con una profonda umanità, elementi naturali che sfiorano l’appartenenza al divino, elementi magici che si intersecano mirabilmente con elementi del tutto reali. A voler tentare un paragone con le “favole” a cui siamo più abituati dalla nostra infanzia, mi è sembrato di percepire meno nettamente la differenza di Bene e Male: mancano quei personaggi del tutto malvagi o totalmente buoni, e mi piace immaginare che sia un tentativo di abituare fin da piccoli ad una vita che non è mai fatta unicamente di bianchi e di neri.

Le fiabe armene si perdono nella notte dei tempi. Eppure, anche in questa contrapposizione mai troppo definita di Bene e di Male è inevitabile cercare le tracce della storia delle persecuzioni subite da questo popolo fiero. Ad oggi, soltanto ventuno stati riconoscono ufficialmente le persecuzioni subite dagli armeni come “genocidio”: vale la pena essere soddisfatti perché l’Italia è uno di questi 21.

Civili armeni in marcia forzata verso il campo di prigionia di Mezireh, sorvegliati da soldati turchi armati. Kharpert, Impero Ottomano, aprile 1915 - American Red Cross, pubblico dominio

Civili armeni in marcia forzata verso il campo di prigionia di Mezireh, sorvegliati da soldati turchi armati. Kharpert, Impero Ottomano, aprile 1915 –
Crediti: American Red Cross, pubblico dominio

Accennavo però al finale delle fiabe armene. Anche tra quelle raccolte in questo volume dall’evocativo titolo di “A cavallo del vento” si chiudono con una espressione che mi è piaciuta infinitamente:

“caddero tre mele dal cielo, una per chi ha narrato, una per chi ha ascoltato e una per il mondo intero”.

Mi sembra il senso vero della letteratura, non solo di quella favolistica: regalare qualcosa a chi racconta, a chi ascolta, e al mondo intero. Ancora una bella scoperta a cura del nostro giro del mondo letterario.

Alfonso d’Agostino

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SCHEDA LIBRO
Autore: a cura di Sonya Orfalian
Titolo: A cavallo del vento. Fiabe d’Armenia
Editore: Argo
Collana: Il pianeta scritto
Pagine: 224
ISBN: 978-8882341787

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Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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