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29° MIX: dall’Argentina al Belgio, il viaggio di Lucas in JE SUIS À TOI

JE SUIS A' TOI poster

“Non ho famiglia, non ho amici, tutti quanti mi odiano. Sono molto, molto triste. Per favore, aiutatemi!” dice il ventenne argentino Lucas alla webcam davanti a cui si masturba in diretta per raggranellare qualche soldo. Non è gay, ma quando è proprio alla disperazione tira avanti prostituendosi. Ora non ce la fa più e lancia un appello: “Mandami un biglietto aereo, io partirò e sarò tutto tuo”. La risposta arriva dal Belgio e lui si precipita. Le cose però non sono esattamente come se le aspettava: Henry non è un Principe Azzurro, è un eccentrico sessantenne a dir poco corpulento, appassionato di operette, titolare di una panetteria-pasticceria in un paesotto di provincia. E’ convinto di aver fatto un ottimo affare: al modico prezzo di un biglietto d’aereo avrà d’ora in poi a disposizione uno schiavo sessuale a casa e un apprendista in bottega.

JE SUIS A' TOI 1

Passato qualche giorno Lucas si rende conto di essere passato dal suo tugurio a Buenos Aires a una prigione senza sbarre a Hermalle-sous-Argenteau, e scappa. Ma dopo un paio di notti all’addiaccio nell’umido Belgio si arrende e torna casa con la coda fra le gambe. Al negozio lavora la trentenne commessa Audrey, vedova da poco e con un bambino di 5 anni; è affezionata ad Henry, di cui tollera con un sorriso le piccole manie. Inaspettatamente Lucas si innamora di lei. Henry lo tiene a stecchetto, per corteggiarla, comprarle dei regali e invitarla a cena, rubacchia dalla cassa e torna persino a prostituirsi. Henry è geloso ma deve arrendersi all’evidenza, soprattutto perché col tempo Lucas è diventato davvero un ottimo pasticcere e non può più farne a meno; arriva ad offrirgli un’assunzione con tutte le carte in regola. Quando la situazione sembra mettersi al meglio il passato sregolato di Lucas si mette di mezzo e la sua salute ha un crollo improvviso.

JE SUIS A' TOI 2

Il regista belga David Lambert, pur offrendo un film con scene molto esplicite, non vuole certo proporre un atto di denuncia sugli “uomini in vendita”, né parlare più di tanto di legami omo o eterosessuali. Ci racconta piuttosto la storia di tre solitudini: quella di Lucas, che dice “Non ho bisogno di sesso, voglio solo una casa”. Quella di Henry, che mente a se stesso pensando che, prima o poi, Lucas finirà per amarlo. E quella di Audrey, emotivamente paralizzata dopo la morte del marito. Il loro rapporto diventa una sorta di menage à trois, un triangolo disfunzionale che sembra l’unico modo per tenere in equilibrio passati così diversi e far evolvere positivamente le loro vite.

L’argentino Nahuel Pérez Biscayart (Lucas), il belga Jean-Michel Balthazar (Henry) e la canadese Monia Chokri (Audrey) offrono tutti interpretazioni di alto livello, supportati da una sceneggiatura, dello stesso Lambert, equilibrata e mai banale, che riesce con abilità ad alleggerire anche i momenti più crudi. La regia è un po’ televisiva, le riprese tutte in interni non hanno grandi sprazzi di fantasia. Ma la storia arriva al cuore e riesce a far riflettere con un sorriso su temi davvero impegnativi.

M.P.

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