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IL FIDANZATO DI MIA SORELLA – Un Peter Pan inglese con un Edipo gigantesco diventa finalmente adulto

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Richard Haig è un brillante 50enne professore di Cambridge con due passioni sfrenate: la poesia romantica, soprattutto Byron, e le belle donne. Le ha ereditate entrambe dal padre Gordon, a sua volta insegnante di letteratura inglese, iracondo e sboccato, narcisista e indomabile donnaiolo, sposato 4 volte e che alla sua età crede ancora nell’amore libero.

Richard ha una relazione con Kate, una sua studentessa americana, e nonostante ciò non esita a corteggiare la bellissima Olivia, eccentrica scrittrice di romanzi rosa dalla vita sentimentale disastrata, che però si rivela essere… la sorellastra di Kate. La scoperta avviene alla cena a cui Kate ha invitato entrambi per comunicare loro che aspetta un bambino. Segue matrimonio e trasferimento a Malibù, nella lussuosa villa dono di nozze del padre di Kate.

img1_courtesy of ADLER

In quanto cittadino straniero, Richard ha qualche difficoltà a trovare un posto di lavoro all’altezza delle sue capacità. Ma non gli importa molto, perché ha tutto il tempo per godersi i primi anni di vita del suo bambino, da cui è inseparabile. Finché Kate, diventata nel frattempo un’arida donna d’affari, lo tradisce con un giovane collega. Richard si ritrova così a vivere, mal tollerato, a due passi dalla coppia nella dépendance di quella che era casa sua, perché si rifiuta assolutamente di allontanarsi dal figlio. E in più con questo sotterfugio non rischia di perdere la green card.

Quando Olivia torna dopo anni per una visita Richard ricade nell’antico innamoramento. Preso fra due fuochi si dispera e si ubriaca. Con un fermo in stato di ebbrezza questa volta si gioca la green card ed è costretto a tornare in Inghilterra. Il figlio gli manca da morire e a questo punto è proprio il vecchio Gordon, quello che non ha mai creduto nella famiglia, a convincerlo a non arrendersi.

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L’intenzione del debuttante sceneggiatore Matthew Newman era fare di HOW TO MAKE LOVE LIKE AN ENGLISHMAN (questo il titolo originale, molto più pertinente di quello italiano) qualcosa sul genere delle commedie romantiche inglesi, tipo NOTTHING HILL o LOVE, ACTUALLY. Inglese, figlio e nipote di insegnanti universitari, si è ispirato al padre e al nonno per i due personaggi di Richard e Gordon, sicuramente i meglio scritti, e l’ambientazione inglese all’inizio del film funziona abbastanza bene.

Peccato che quando l’azione si trasferisce a Los Angeles tutto quanto crolli miseramente: un personaggio che poteva essere interessante come il padre delle due sorelle, ad esempio, è spesso citato ma resta invisibile, mentre l’ultima moglie di Gordon si perde per strada. I dialoghi sono forzati, le situazioni spesso più ridicole che divertenti e nessun carattere viene in alcun modo approfondito.

Il regista Tom Vaughan – di esperienza televisiva e con in curriculum capolavori come NOTTE BRAVA A LAS VEGAS e UNA SPIA AL LICEO con Miley Cyrus (!) – sicuramente non aiuta a sostenere quello che alla fin fine è solo un inno allo stravisto e agli stereotipi, un tvmovie per pubblico pomeridiano con un cast di lusso.

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Davvero uno spreco totale per una commediola così insipiente l’ormai 62enne Pierce Brosnan, alquanto attempato per il ruolo di Richard il grande seduttore. L’attore ha però fortemente voluto partecipare a questo film, che ha anche prodotto, dopo aver tenuto per anni il copione nel cassetto in attesa del momento giusto: forse ha aspettato troppo.

Ai limiti di età, per quanto in ottima forma, anche le due sorelle. Jessica Alba a 34 anni è alquanto stagionata per fare la studentessa universitaria, così come la 48enne Salma Hayek nei panni della focosa cognata: sono entrambe molto decorative, ma niente di più. Istrionico come sempre Malcolm McDowell, che purtroppo negli ultimi tempi ha accumulato diverse partecipazioni a simili “robette”.

A dir poco delittuoso aver utilizzato per non più di 3 battute la grande Juliet Mills (fu protagonista accanto a Jack Lemmon di CHE COSA E’ SUCCESSO FRA MIO PADRE E TUA MADRE) e alquanto curiosa la scelta di Marlee Matlin (la studentessa sordomuta di FIGLI DI UN DIO MINORE) per il minuscolo ruolo di funzionario dell’Immigrazione.

Un uomo adulto con un padre dalla personalità ingombrante e con lo spirito di un adolescente, che la paternità fa maturare obbligandolo a rivedere le sue priorità. L’idea di partenza, per quanto non nuova, era buona – ma è stata dilapidata con malagrazia. Deludente.

M.P.

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