//Storia di una fotografia: Vietnam, Hill 881

Storia di una fotografia: Vietnam, Hill 881

By |2015-11-07T03:32:27+00:00agosto 21, 2015|Fotografia|

A volte, il lavoro più duro di un fotografo inizia dopo aver terminato un rullino. E’ – meglio, era – la fase dei provini e della scelta delle immagini da stampare: oggi si traduce in una sorta di slide show praticamente infinito in cui selezionare il proprio personalissimo “best of” tra le centinaia di scatti concessi dal digitale.

Raramente, e quello di cui sto per raccontare è tra gli esempi migliori, non è la selezione a fare la differenza, ma la sequenza. E se è vero che la fotografia regala la possibilità di eternare un momento che non si ripeterà mai più nelle stesse condizioni, una sequenza di scatti, oltre a ricordarci immagini in movimento a cui siamo più che avvezzi, finisce per accentuare la spinta emozionale dell’arte di scrivere con la luce.

Sulla sinistra, la piccola Cathy

Sulla sinistra, la piccola Cathy

E allora tuffiamoci nel 1966. Entriamo in un negozio dove una ragazza francese di 21 anni sta lavorando 18 ore al giorno per mettere da parte i soldi per tre acquisti: una Leica M2, tre rullini bianco e nero e un biglietto di sola andata per Saigon.

Cathy LeRoy, questo il nome della francese, è una sorta di scricciolo: proviamo a immaginarla nel suo metro-e-sessanta per cinquanta chili scarsi mentre, atterrata in Vietnam, si presenta all’ufficio stampa americano chiedendo un accredito come fotoreporter… Sarebbe stato difficile immaginare che undici mesi più tardi sarebbe diventata la prima giornalista a partecipare a un lancio paracadutistico in zona di guerra.

Continuate a visualizzarla: Cathy adesso è sulla Collina 881 (Hill 881), teatro di uno dei più sanguinosi combattimenti che videro protagonisti i soldati statunitensi nel corso dell’intero conflitto vietnamita. Sta inquadrando un soldato – Vernon Wike – che corre verso un compagno colpito dal fuoco nemico. Scatta tre immagini che rappresentano in modo definitivo che cosa sia la guerra. Ed è impossibile selezionarne solo una.

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Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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