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Novità al cinema – THE GREEN INFERNO: all you can eat

Attenzione:  in Italia il film è vietato ai minori di 18 anni

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Corre l’anno 1972: esce un piccolo film che si chiama Il Paese Del Sesso Selvaggio, diretto dal grossetano Umberto Lenzi (futura icona del genere poliziottesco). E’ un racconto d’avventura con risvolto horror, che si concretizza nel tema del cannibalismo.
Nonostante non nasca con quell’intento, il film diventa l’embrione di un filone che – qualche anno dopo – esplode in casa nostra e conquista il mondo. Nell’ottanta vengono consegnate alla storia due pietre miliari che consacrano il “Cannibal Movie”: Cannibal Holocaust (di Ruggero Deodato) e Mangiati Vivi (ancora firmato Lenzi). La ricetta, poco variabile ma gustosa, prevede lo sprovveduto/sventurato manipolo occidentale che si ritrova in intricate giungle amazzoniche, alle prese con tribù selvagge e le loro brutali e primitive abitudini.
I cannibal movies sono estremi, sporchi e controversi, adottano canoni di violenza visiva tuttora scioccanti. Abbracciano persino la discutibile filosofia “snuff”, mostrando reali uccisioni e torture a danno di animali.
E’ l’estremo conflitto tra uomo e natura, progresso e radici, occidente ed esotismo.
Il giudizio etico e morale vacilla, ma una cosa è certa: struttura e atmosfera funzionano al punto da diventare, uno dopo l’altro, irrimediabilmente “cult”.

Il regista Eli Roth - Photo: courtesy of Midnight Factory
Il regista Eli Roth – Photo: courtesy of Midnight Factory

Sempre nell’anno 1972, nasce Eli Roth. Regista emerso con Cabin Fever e consacrato (non senza qualche perplessità) dal duplice Hostel.
Più appassionato che bravo, più citazionista che innovatore, Roth si erge a Tarantino in miniatura e diventa qualcuno in ambito horror senza grossi meriti, ma tanto mestiere ed olio di gomito.
Tra le manovre nostalgico-commerciali che portano la sua firma, ecco giungere in sala The Green Inferno, nientemeno che rilancio contemporaneo del cannibal movie.

Contro ogni principio della dottrina karmica, Roth getta tra le fauci della tribù cannibale di turno un tenero gruppo di volonterosi attivisti pro-Foresta Amazzonica. Guidati dal carismatico Alejandro (Ariel Levy), i giovani americani approdano in Perù e si adoperano per fermare l’avanzata del disboscamento e dei bulldozer delle multinazionali.
Tra le intricate fronde però, qualcun altro li aspetta. E per loro sfortuna, è proprio ora di pranzo. Vai a far del bene…

Una scena del film The Green Inferno - Photo: courtesy of Midnight Factory
Una scena del film The Green Inferno – Photo: courtesy of Midnight Factory

I mangiauomini secondo Roth sono sanguinari ma non troppo terrificanti, più folkloristici che implacabili. E si fanno attendere, comparendo tardi, dopo un lungo antipasto in terra americana che nel tentativo di far lievitare la suspence rischia di stroppiare.
Poi però si fa sul serio, il regista allestisce il banchetto e regala un “secondo tempo” di grande ritmo e sostanza. Meno crudo e disperato dei film a cui si ispira, The Green Inferno si dimostra però divertente, “cheesy” e contemporaneo.
Chi cerca sangue esce soddisfatto, con un paio di sequenze da far ammattire la censura.
Tra innumerevoli (e un po’ scontate) citazioni, Roth conferma di non essere magari un fine inventore, ma un replicante di classe sì.
The Green Inferno vince nella pancia e non nella testa. Non sciocca ma scorre molto bene. Ed omaggia doverosamente un reparto dimenticato (l’ennesimo) del grande cinemarket italiano.

Luca Zanovello

 

Un click qui per leggere la precedente recensione dal Festival di Roma 2013

 

 

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