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Bellissima: una favola tutta italiana

Una fontana ridente, le note dolci di un pianoforte, un’elegante scalinata in marmo bianco. Per una ragazza cresciuta a pane e film della Disney – come sono io – è fin troppo facile cominciare a sognare. Ma questa non è una favola ambientata in quel mitico Far far away mai più adeguatamente contestualizzato. Il tempo è il presente di una domenica pomeriggio di fine dicembre, assopita in un’atmosfera morbida di nebbia mista a smog; il luogo, la splendida e concretissima Villa Reale di Monza.

img of ilcittadinomb.it

«Bellissima è il film di Luchino Visconti del 1951 che fissa Anna Magnani in una delle sue parti più intense: una madre che vuole ad ogni costo la figlia bambina protagonista di uno dei film di Cinecittà. Ma “bellissima” è anche quella parola che in tutto il mondo indica la bellezza femminile, è l’italian way of lifestyle: uno spettacolare caleidoscopio di atmosfere molli, rilassate, disorganizzate, di sesso e dolce far niente.». Queste le prime parole ad accogliermi all’ingresso del secondo piano nobile, sfarzosa location scelta per ospitare Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968. Ora, devo ammettere che coniugare la fiaba di Cenerentola con l’idea di sesso e voluttà quale possa emanare un libro come Il Piacere D’Annunziano, non è cosa estremamente facile né auspicata. Tuttavia credo anche che un film come La dolce vita (1960) di Federico Fellini non possa non fare da specchio all’Italia del post-seconda guerra mondiale e a quelle che erano le enormi contraddizioni delle mode e della vita sociale durante i giorni della Hollywood sul Tevere. Una cinepresa, languide immagini in bianco e nero. Una bellissima donna, un bellissimo vestito. Meraviglioso, fiabesco. Ma di un fiabesco un poco smaliziato, consapevole, realista. Neorealista, volendo catalogare lo sguardo di questi anni sulla società con un’etichetta cinematografica precisa. Uno sguardo che combina la praticità e la quotidianità spiccia, bisogno di un’Italia appena uscita a gattoni dagli spaventosi disastri della guerra; con un roseo, sognante desiderio di fiabesco lieto fine.

img of mostrabellissima.it © Filippo Podestà

È dunque questa la storia raccontata dagli abiti in mostra. Abiti meravigliosi, frutto del genio di grandi firme quali Emilio Schuberth, Valentino, Simonetta, Bulgari e tanti altri. Abiti e accessori di gran lusso, adatti a serate di gala, a prime alla Scala: abiti da tappeto rosso, come siamo soliti dire oggi. Sete, ricami, morbidi drappeggi capaci di trasformare ogni donna in una bellissima principessa; e naturalmente tutti, tutti capolavori italiani. Come testimonia il lungo Corridoio del secondo piano nobile in cui è esposta una spettacolare selezione di campionari tessili, materiali di ricerca, tirelle e servizi fotografici scattati per gli addetti ai lavori – le case di moda stesse -; ciò che scaturisce da questa bella esposizione è come siano presenti «tessuti preziosi, ricami importanti, ore e ore di duro lavoro e una grande sapienza nella costruzione sartoriale, un’attenzione maniacale per ogni dettaglio, ma spesso il risultato finale è semplice ed elegantemente discreto.». L’alta moda italiana: tradizione antica, sapiente artigianato in grado di rispondere al bisogno di una donna nuova, libera, concreta; creazioni di gran lusso, ma comunque sempre comode e funzionali.

Ed immortali, aggiungerei. Perché passeggiando tra un delicato abito decorato con motivi floreali[1] e un elegante tubino rosso Valentino[2] non c’è davvero modo di non sorprendersi a sognare di indossarne uno. Anche solo per un attimo, anche solo per percorrere una di quelle bianche scalinate.

E vivere per un momento quella bellissima favola tutta italiana.

Federica Musto

img of motorefashion.it

INFORMAZIONI

Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968.
Villa Reale di Monza
Fino al 10 gennaio 2016
www.mostrabellissima.it

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[1] Emilio Schuberth, abito in tulle con decorazioni in perline e paillettes a motivi floreali, indossato da Gina Lollobrigida, 1953.

[2] Valentino, abito corto da sera in tulle con drappeggi a formare delle rose, primavera-estate 1959.

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