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L’arte di MALEVIC: un vortice di emozioni, figure e geometrie

Fauvismo, cubismo, astrattismo, profumo d’inizio secolo (scorso), un tuffo nel passato in quel ‘900 intenso, ricco di rivoluzioni storico-culturali, dalla pittura all’architettura sino al design. Tanti gli eventi, spesso nefasti, tutti dirompenti, che si sono susseguiti nei primi decenni di un’epoca che si sarebbe contraddistinta nelle varie arti – perché di quelle ci occupiamo in questa pagina.

Kazimir Malevič Testa di contadino, 1928 ca. Olio su tavola di compensato 71,7 x 53,8 cm Museo di Stato Russo, San Pietroburgo
Kazimir Malevič Testa di contadino, 1928 ca.

Kazimir Malevic, classe 1878, nasce a Kiev per trasferirsi a Mosca dove si forma e inizia il suo percorso di sperimentazione che lo spingerà a fondare con Kandinskij e Larinov un’associazione di artisti nel 1910, che solo tre anni più tardi lo avvicinerà al futurismo e lo porterà addirittura a Parigi, nel seguente 1914. Nel ’15 lancerà il Suprematismo. Il resto è storia.

Andare oggi a Bergamo significa poter vedere una retrospettiva a lui dedicata come mai prima d’ora. Dagli iniziali approcci, da un ritratto che ancora aveva le forme, alla completa “destrutturazione”, all’astrattismo estremo che l’ha reso eterno, il tutto affiancato da un nutrito gruppo di opere che hanno fortemente influenzato la sua produzione, tutte di matrice russa. Perché, ben presto non poté più lasciare il paese.

A cento anni dalla nascita di quell’avanguardia di cui il pittore fu fondatore e leader, nonché esponete-simbolo, la GAMeC (Galleria di Arte Moderna e Contemporanea) di Bergamo è riuscita ad allestire una retrospettiva unica per la completezza e il rigore espositivo. Una linea del tempo ci conduce da una sala alla seguente. Il momento storico ci viene rinfrescato da filmati e citazioni sulle pareti. Le didascalie ci ricordano che molti suoi contemporanei non riuscirono a contrastare le pressioni e a superare quelle durissime decadi di stalinizzazione a cui Malevic reagì a suo modo: non smise di osare, tornò a una sorta di realismo in cui, però, a spiccare erano i visi assenti, i volti elisi delle persone (i famosi uomini-manichino), una chiara presa di posizione nei confronti degli sconvolgimenti in atto.

Kazimir Malevič Ragazze in un campo, 1928-29 Olio su tela 106 x 125 cm Museo di Stato Russo, San Pietroburgo
Kazimir Malevič Ragazze in un campo, 1928-29

La mostra ripercorre una a una le fasi dell’evoluzione del Maestro e in ogni ambiente riesce a regalare emozioni differenti. Dai diciannove coloratissimi costumi di scena della pièce teatrale La Vittoria sul Sole (di cui si possono vedere le immagini) ai piccoli e preziosi disegni originali, sino ai modelli d’imponenti architetture e gli oggetti di design. Ma è il crescendo di tele ad abbattere le barriere anche dell’ultimo degli scettici. Oltre ai dipinti che lo avvicinavano a Kandinskij, ci sono i tanto amati capolavori del Suprematismo, assoluti, leggeri che ci stimolato in mille modi diversi a dipendenza di come siamo e ci sentiamo. Nessuna imposizione, quindi, solo entusiasmo in libertà. È un inno alla bellezza che ci riempie di gioia senza farci dimenticare l’epoca greve in cui tanta arte si è sprigionata.

L’esposizione terminerà il 17 gennaio 2016, i motivi per scoprirla sono numerosi e in questi giorni di festa il tempo libero non manca. Approfondimenti, aggiornamenti e dettagli su orari e biglietti li trovate agli indirizzi www.mostramalevic.it e www.gamec.it

Vissia Menza

 

“Io ritengo che coloro che non hanno seguito il cammino del futurismo quale rivelatore della vita moderna, sono condannati a strisciare  per sempre sugli antichi sepolcri e a cibarsi degli avanzi del tempo passato”. K.M.

Kazimir Malevič Quadrato nero, 1923 circa Olio su tela 106x106 cm Museo di Stato Russo, San Pietroburgo
Kazimir Malevič Quadrato nero, 1923 circa

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