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Milano ripensata: dove c’erano le fabbriche oggi fiorisce la cultura

Dalla fine dell’Ottocento e fino a non molti anni fa, nel quadrilatero milanese compreso tra le vie Bergognone, Savona, Tortona e Stendhal sorgeva un complesso industriale. Qui aveva sede inizialmente l’Aeg, a cui si aggiunsero nel 1911 la Franco Tosi e la CGE; a partire dalla metà degli anni ’60 l’area venne acquisita dal Gruppo Ansaldo, specializzato nei trasporti, che qui produceva tram, locomotive, vagoni ferroviari e metropolitane. La società è passata negli anni di mano in mano, ma pur essendo da sempre fra i leader mondiali nel settore, nel 1986 lo stabilimento milanese è stato chiuso. Nel 1989 il Comune ha acquisito l’area per dei progetti di riqualificazione che solo ora si stanno avviando a conclusione.

1 Fabbrica anni '20

Lasciati per lunghi anni in abbandono, parte di quegli enormi spazi è occupata dal 2001 da tutt’altro genere di fabbrica: in via Bergognone 34 si trovano infatti i LABORATORI DEL TEATRO ALLA SCALA. Sono tre padiglioni intitolati al regista Luchino Visconti, allo scenografo Nicola Benois e al costumista Luigi Sapelli (nome d’arte Caramba), che ospitano la maggior parte delle lavorazioni artigianali degli allestimenti scenici: scenografia, scultura, termoformatura, falegnameria, officina meccanica, assemblaggio scene, sartoria, elaborazione costumi, lavanderia. Uno spazio in cui, oltre ad essere custoditi più di 60.000 costumi di scena, sono presenti le sale prova per il coro e uno spazio scenico per le prove di regia perfettamente corrispondente al palcoscenico della Sala del Piermarini. I Laboratori sono aperti al pubblico, esclusivamente per visite guidate, ogni martedì e giovedì. 

Un’altra parte importante dell’area è stata scelta come sede per una “Città delle Culture”, con al centro un nuovo polo museale, finalmente inaugurato il 27 marzo 2015. Magnificamente progettato dall’inglese David Chipperfield, il MUDEC – MUSEO DELLE CULTURE è nato inizialmente per racchiudere le collezioni etnografiche del Comune, opere d’arte e manufatti (ceramiche, strumenti musicali, abiti e tessuti, oggetti d’uso) provenienti dai paesi extraeuropei, fin’ora dispersi fra i vari musei cittadini, o che addirittura, per mancanza di spazio, giacevano in magazzino. Ed insieme è destinato a diventare un polo multidisciplinare dedicato alle diverse testimonianze e culture del mondo. Basta entrare e si vede subito che nella concezione è un museo completamente diverso da quelli a cui siamo abituati, che offre, distribuiti su ben 17.000 mq, una molteplicità di proposte culturali e di servizi.

il palazzo del Mudec

La COLLEZIONE PERMANENTE (visita a ingresso libero fino al 31 agosto 2016) è formata da un patrimonio vasto e apparentemente disomogeneo per contenuti e provenienza. In quattro sale al primo piano è presentata una scelta di 200 tra opere d’arte, oggetti e documenti, selezionati non solo per lo straordinario valore culturale ed estetico, ma anche come testimonianza dell’atteggiamento sempre diverso nel tempo con il quale viaggiatori e collezionisti hanno guardato verso orizzonti culturali sconosciuti.

Seguendo lo stesso filo rosso, sono attualmente in corso diverse mostre: fino al 10 gennaio il Forum della Città Mondo presenta ERITREA / ETIOPIA Immagini e Storie, un progetto fotografico di Alan Maglio e Medhin Paolos dedicato alla vasta comunità eritrea/etiope che vive a Milano.

 Mudec poster mostre

Fino al 21 febbraio A BEAUTIFUL CONFLUENCE – Anni e Josef Albers e l’America Latina. Anni Albers era scrittrice e disegnatrice di tessuti, Josef Albers era designer e pittore. Cresciuti professionalmente nell’ambito della Bauhaus, a causa del nazismo nel 1933 dovettero lasciare la Germania. Fecero del Messico la loro seconda casa, in cui dedicarsi e immergersi completamente nel loro lavoro, trovando infiniti motivi di ispirazione nell’arte precolombiana.

Ora il pezzo forte: fino al 21 febbraio GAUGUIN. Racconti dal paradiso, la cui caratteristica è di presentare sì circa 70 opere provenienti da 12 musei e collezioni private internazionali, ma accostate ad artefatti polinesiani e ad immagini di documentazione dei diversi luoghi visitati dall’artista, le cui fonti figurative spaziano dall’arte popolare della Bretagna francese, all’arte dell’antico Egitto, da quella peruviana delle culture Inca passando per la cambogiana e la javanese, fino ad arrivare all’arte, alla vita e alla cultura polinesiana.

4 Mudec poster mostre gauguin e barbie

E dato che “cultura del mondo” significa anche costume, ecco fino al 13 marzo BARBIE. The icon dedicata alla bambola che in 56 anni di vita è riuscita ad abbattere ogni frontiera linguistica, culturale, sociale e antropologica.

Il MUDEC organizza inoltre visite guidate e laboratori per adulti e bambini, ed è dotato di una BIBLIOTECA e di un AUDITORIUM per conferenze, concerti e proiezioni di film a tema. C’è lo SPAZIO JUNIOR, un’area in cui i bambini tra i 4 e i 9 anni possono approfondire il tema delle culture extraeuropee con laboratori creativi e multimediali (in questo periodo il Paese scelto è il Marocco). E poi una LIBRERIA molto fornita, dove si possono trovare i cataloghi e una ricca scelta di libri sul tema delle mostre; un DESIGN STORE con classici del design moderno (anche pezzi ricercati a tiratura limitata) e oggetti creati da Maestri del design e da giovani emergenti; un BISTROT per pasti veloci vicino all’ingresso e un RISTORANTE ricercato al terzo piano: tutti servizi indispensabili per una moderna e attiva fruizione di quello che non deve essere solo un “deposito” di opere d’arte.

Per finire due consigli: i biglietti possono essere acquistati anche online, opzione che consigliamo nel caso voleste visitare le mostre di maggiore richiamo durante il week end. Il secondo è: tenete d’occhio la pagina Facebook del Museo, sempre ricca di stimoli e novità.

M.P.

 

n.d.r. con un click sulle parole in rosso è possibile leggere gli approfondimenti  

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