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Recensione del film Quand on a 17 ans (Being 17)

Quand on a 17 ans (Being 17). Avere 17 anni. Andare al liceo, gestire i compagni di classe in preda ad un tumulto uguale ed opposto al proprio, accettarsi e farsi accettare, andar bene a scuola, amare i genitori e scoprire i sentimenti. L’adolescenza è sicuramente il periodo più duro da affrontare. Se poi ti chiami Damien, abiti in un piccolo paese circondato dalle montagne e al liceo locale te la devi vedere con un compagno, Thomas, che è tanto bello quando introverso e dispettoso, la tua quotidianità non è per nulla semplice. Le cose si complicano ulteriormente il giorno il cui la mamma del protagonista della nostra storia, medico e riferimento per tutta la comunità, scopre che la madre di Thomas ha bisogno di assoluto riposo. Per uno scherzo beffardo del destino, quindi, i due “nemici” si ritrovano a convivere sotto lo stesso tetto, a dividersi gli spazi e le attenzioni di una donna – e una madre – come Marianne.

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Corentin Fila e Sandrine Kiberlain in QUAND ON A 17 ANS © Luc Roux

Il film in concorso a Berlino diretto da André Téchiné, ci conquista alla terza inquadratura. Il merito è del cast, perfetto in ogni suo sguardo, gesto, sospiro che ha l’abilità di portarci dall’altra parte dello schermo, di sentire la neve nella manica della giacca, di respirare l’odore di chiuso tipico di una camera da letto, di sentire il battito del cuore di un ragazzino che non capisce come arginare le proprie sensazioni, gli impeti e gli impulsi improvvisi. Téchiné ci regala un film, semplice, realistico, emozionante che tocca il cuore dei presenti e li seduce. Li fa innamorare di quei giovani scontrosi, della natura che li circonda, della famiglia che li protegge, e di Marianne, sempre presente, pragmatica, attenta e comprensiva. Una donna da ammirare grazie ad un’attrice da premiare. Sandrine Kiberlain è bravissima e Kacey Mottet Klein, il nostro Damien, è stupefacente.

Il cineasta francese non delude mai, ancora una volta, si conferma un grande osservatore delle inquietudini dei giovani e riesce a imprimere il loro mondo su pellicola con una credibilità disarmante. Sembra essere in grado di entrare nella loro anima e vedere con i loro occhi. Riproduce il passaggio all’età adulta con tutti i suoi dubbi e dolori, mostra ciò che credevamo di aver dimenticato e invece è ancora dentro di noi. Forse è proprio per questo motivo che riusciamo a comprendere Damien e Thomas e ci viene voglia di gridare “no, non farlo” oppure tratteniamo il respiro quando vediamo entrare in scena qualcuno che potrebbe non capire. Per fortuna Marianne è saggia. Peccato non possa essere nostra amica.

Quand on a 17 ans è un film dolce, profondo, perfetto che parla di amore, famiglia e amicizia. Il resto sono dettagli. Da vedere, da consigliare, da applaudire.

Vissia Menza

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