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TRUTH – Il Prezzo della Verità, il coraggio di parlare

Truth poster

A poche settimane di distanza dall’uscita nelle sale de Il Caso Spotlight di Tom McCarthy, arriva al cinema una pellicola che si pone all’interno di un moderno filone e riprende in mano le attuali tematiche della rinuncia e del coraggio di dire la cosa giusta tra i ranghi del giornalismo d’inchiesta.

Stiamo parlando di Truth-Il Prezzo della Verità, film d’esordio alla regia dello sceneggiatore James Vanderbilt che, dopo aver rappresentato in passato le forti ripercussioni di un’indagine di grande portata sulla vita (privata e professionale) di un piccolo gruppo di uomini (Zodiac di David Fincher), non manca anche qui di rendere omaggio a una specifica classe di giornalisti apparentemente in via d’estinzione e, per farlo, sceglie di porre la lente d’ingrandimento su uno dei più recenti scandali nella storia della politica americana.

Il Rathergate, che deve il suo nome allo storico anchorman del programma “60 Minutes” e primo portavoce dei fatti, Dan Rather (qui interpretato da un sempre carismatico Robert Redford), fu uno scottante caso mediatico che, nel 2004, interessò l’allora Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush. In occasione dello scontro elettorale tra quest’ultimo e il democratico John Kerry, alcuni documenti venuti a galla avrebbero dimostrato il favorito arruolamento di Bush nella Guardia Nazionale dell’Aeronautica, al fine di sottrarlo agli orrori della guerra del Vietnam.

Photo: courtesy of Lucky Red
Photo: courtesy of Lucky Red

Basato sul libro “Truth and Duty: The Press, the President and the Privilege of Power” della giornalista ed ex-produttrice televisiva per la CBS Mary Mapes, vera protagonista del film alla quale l’ottima Cate Blanchett presta il volto, l’opera di Vanderbilt sceglie di sacrificare, al contrario de Il Caso Spotlight, il mero processo investigativo a discapito di un maggior coinvolgimento dello spettatore (la Mapes e la sua squadra ottengono i documenti fin da subito e la loro indagine mira unicamente a decretarne l’autenticità) ma ci introduce comunque in una delicata e non scontata riflessione sulla natura soggettiva del concetto di Verità e, in particolare, sul ruolo psicologicamente corrosivo giocato dal “Popolo del Web” contro i singoli rappresentanti di un’idea che risulti oltremodo scomoda o pericolosa.

La difficile infanzia di Mary Mapes, dalla quale deriva un certo tipo di formazione professionale, e le violente reazioni scaturite dallo Scandalo Rathergate suggeriscono, inoltre, l’intento di far aprire gli occhi sulle conseguenze ultime della predisposizione a “fare domande” (più che sulle risposte alle quali si riesce ad arrivare) e su quanto la nostra libertà di pensiero debba, il più delle volte, piegarsi a mediazioni e compromessi. Se scegliamo di muoverci in direzione della Verità dobbiamo essere pronti a giocarci il tutto per tutto e lasciarci qualcosa alle spalle; ad ogni modo esiste sempre la possibilità che il nostro obiettivo possa trovare risposte nella semplice interpretazione dei fatti dettata dall’esperienza. La verità è un fattore scomodo e rappresenta un’arma tagliente poiché sempre più spesso viene occultata per preservare un bene comune e una giusta causa, mascherando scandali e casi mediatici attraverso la forma più triste, cinica e spietata della comunicazione: il tacito silenzio.

Giulio Burini

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