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CRIMINAL, la recensione del cyber thriller con Kevin Costner

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Eroe moderno, icona inossidabile e artista dai mille volti, Kevin Costner è senza dubbio uno degli attori simbolo degli anni  ’80 e ’90, testimone attivo di un cinema mainstream e di un’industria promotrice di miti e leggende, capace di confezionare prodotti su misura per gli spettatori, utilizzando l’immagine di grandi divi dello star system per trarne giovamento e successo immediato. Brillante nelle sue prove e al tempo stesso magnetico e romantico, Costner ha attraversato ogni genere cinematografico, costruendo con fermezza e professionalità la sua carriera, coronata con la conquista del premio Oscar per Balla coi Lupi e le performance in pellicole quali Gli Intoccabili, Balla Coi Lupi, Robin Hood e Guardia del Corpo entrate nella storia della settima arte.

Reduce dall’adrenalinico 3 Days to Kill di McG, Kevin Costner torna a calcare il set nei panni di un efferato killer in Criminal, cyber thriller del regista di The Iceman Ariel Vromen. Incentrato sullo scambio della memoria tra esseri umani e sulla possibilità di trasportare i ricordi da una mente ad un’altra, il film sviluppa il consueto tracciato moralistico, caratteristico delle produzioni odierne americane, all’interno del quale si intreccia una vicenda di terrorismo informatico e una classica parabola sentimentale.

Complice uno script ordinario e funzionale, in cui emergono alcune imperfezioni strutturali, Vromen assembla i pezzi di un mega-puzzle cerebrale avvalendosi di alfieri esperti come Kevin Costner, Gary Oldman, Tommy Lee Jones e Ryan Reynolds ai quali affidare l’esito del lungometraggio e il destino della splendida Gal Gadot (la conturbante Wonder Woman di Batman V Superman), il cui personaggio è vittima inconsapevole degli eventi che stanno sconvolgendo la sua vita. Custode di segreti fondamentali per la salvezza del mondo dalla minaccia di un anarchico hacker spagnolo, l’agente della CIA Bill Pope (Ryan Reynolds) viene brutalmente assassinato. Per risvegliare la sua coscienza, i vertici dell’intelligence si rivolgono al Dottor Franks (Tommy Lee Jones), creatore di un’innovativa tecnica sperimentale in grado di trasferire il pattern del cervello di Pope nella mente di Jericho Stewart (Costner), delinquente e spietato assassino costretto a sottoporsi al test per ordini inoppugnabili.

Tra dovere etico, slancio emotivo e logiche d’intrattenimento, Criminal rende omaggio a quel filone di lungometraggi che in passato trattavano la materia scientifica con meticolosa perizia, scavando nei meandri più profondi della psiche e osservando i limiti del genere umano in rapporto al suo modo repentino di agire davanti ad un obiettivo importante da raggiungere. La scelta di un registro classico e di una regia tradizionale, stigmatizzata da una fotografia ruvida e granulosa, confermano l’intenzione di traslare l’estetica (e l’idea) del cinema degli anni ’70-’80 al contesto attuale, adattandola alle nuove politiche delle major e agli standard degli action movie moderni con Jason Statham e Liam Neeson (la saga di Taken, Run All Night). Riprendendo l’innesco creativo dei più recenti Transcendence e SelfLess, a favore di un’evoluzione narrativa giocata sulla tensione ed il ritmo serrato, Criminal si inserisce nella cerchia dei blockbuster contemporanei che sfruttano le convenzioni e gli stilemi del cinema d’azione, per dar vita ad un prodotto intrigante e avvincente, perfettamente in linea con le esigenze di fruizione del grande pubblico.

Andrea Rurali
Recensione pubblicata anche su CineAvatar.it

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