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Where to invade next, finita la battaglia c’è voglia di ricostruzione

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Michael Moore, classe 1954, è un regista, sceneggiatore e produttore americano noto al grande pubblico per il successo (e i premi) ottenuti con Bowling at Columbine, lo sconcertante documentario sulla diffusione delle armi negli Stati Uniti che gli valse l’Oscar®, e Fahreneith 9/11 premiato con la Palma d’oro a Cannes 2004. Chi segue Moore sa che i suoi film si distinguono da quelli dei colleghi documentaristi per il taglio, il modo in cui osserva, scava, esplora il proprio Paese e lo spirito critico con cui esamina, suggerisce e sprona i connazionali al cambiamento.

Come tutti, è figlio del suo tempo e della sua storia, talvolta riesce a conquistare il cuore di noi europei, altre volte il suo approccio è troppo distante e ci appare orientato ad un uso e consumo “interno”. Tra alti e bassi, è rimasto in silenzio per sei lunghi anni prima di tornare a noi con Where to invade next, un lungo-metraggio che è un lungo viaggio, dal Mediterraneo al profondo Nord, all’inseguimento delle eccellenze. Una vera e propria caccia al tesoro con lo scopo di evidenziare il metodo utilizzato da alcuni Stati per sconfiggere piaghe che affliggono ancora la sua amata madrepatria.

Photo: courtesy of Dog Eat Dog Films
Photo: courtesy of Dog Eat Dog Films

Dopo un’apertura ironica – basata su fatti e numeri reali – Moore ripercorre le sconfitte subite dal suo popolo e realizziamo con stupore che l’ultima vittoria risale al 1945. Da quell’anno in poi, è stato solo un nutrito elenco di amare disfatte. Incredibile ma vero. L’autore si ripropone quindi di invadere virtualmente le nazioni che hanno risolto brillantemente problemi che mettono a repentaglio il futuro dei figli dello Zio Sam e, senza sparare alcun colpo, “rubare” loro le soluzioni adottate.

Forte della nuova provocazione, Michael-il-conquistatore salpa alla volta del Mare Nostrum, dove scopre i contratti di lavoro che proteggono i dipendenti italiani; supera l’arco alpino, per gustare la ristorazione francese dedicata ai giovani palati da forgiare; arriva quasi al Polo Nord pur di conoscere i bambini più felici ed istruiti del mondo. E poi? Non si ferma. Il pellegrinaggio continua ed è un crescendo di sorprese – splendide ai nostri occhi di cittadini comunitari, amarissime a quelli dei detentori di un passaporto a stelle e strisce – e di un bel quantitativo di divertimento per tutti.

Photo: courtesy of Dog Eat Dog Films
Photo: courtesy of Dog Eat Dog Films

Presentato in anteprima a Toronto, e passato senza scandalo al festival di Berlino, Where to invade next arriva oggi nei cinema Italiani grazie a Nexodigital e Good Films (QUI l’elenco delle sale). Vi rimarrà solo tre giorni (il 9-10-11 maggio 2016) e il consiglio e di dargli una chance. Ciò che vi troverete difronte è, infatti, una sobria e acuta indagine, in grado di offrire spunti di riflessione, corredata da un esplosivo e sorprendente finale.

Perché la forza di Moore risiede proprio in questo: nessuna soluzione ipotetica e nessun filosofeggiare da cattedratici, solo fatti e risultati. È così che riesce ad enunciare tesi importanti con semplicità senza essere semplicistico; che risulta interessante anche agli occhi di chi non si sente toccato dal problema oggetto di analisi; e, soprattutto, è così che riesce ad arrivare diretto al cuore degli americani, di coloro il cui voto può fare la differenza, del popolo di quella patria ricca di opportunità che lui ama profondamente. E questa dichiarazione di amore è, forse, la più grande lezione che ci portiamo a casa.

Where to invade next è serio ma non vi farà perdere il sorriso e saprà rimanere nei vostri pensieri a lungo. A freddo scoprirete finezze, comprenderete le scelte e vi renderete conto che probabilmente è un’opera solo apparentemente imperfetta. È finita l’epoca delle battaglie, ora nell’aria c’è solo voglia di ricostruzione.

Vissia Menza

 

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