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THE NICE GUYS, attenti a quei due: la recensione

The Nice Guys - Photo: courtesy of Lucky Red
La locandina italiana di The Nice Guys

Quei bravi ragazzi sono tornati….sotto mentite spoglie.

I memorabili Goodfellas di Martin Scorsese, venerati e idolatrati da intere generazioni, hanno lasciato spazio ad una coppia bizzarra e stravagante guidata dalle mani autorevoli di Joel Silver e Shane Black. Pittoreschi e stralunati, Ryan Gosling e Russell Crowe celebrano il rispolvero del cinema esaltante ed esplosivo della Hollywood degli anni ’80 con il pirotecnico The Nice Guys, black comedy calata nell’imbuto di una crime story sulfurea e irrequieta dagli sviluppi quanto mai improbabili.

Holland March (Gosling) è un investigatore singolare che occupa il suo tempo seguendo piccoli casi di dominio privato nella periferia di Los Angeles. La routine professionale è piatta come un metronomo graduato su basse frequenze e l’inerzia afosa del quotidiano sta lentamente soffocando la sua vita privata. Ma il destino gli fornirà un assist inaspettato quando sulle sue tracce si insidierà l’irreprensibile Jackson Healy (Crowe), un detective ruvido e audace che non ama le mezze misure e privilegia le maniere forti, da fight club. Per una serie di circostante comuni i due inizieranno a lavorare insieme, spalla a spalla, alla ricerca di indizi legati alla sparizione di una giovane ragazza e di un’avvenente pornostar nota nello showbiz a luci rosse con il nome di Misty Mountains. Una duplice pista indirizzata verso un unico, grande, intrigo trascinerà la strana coppia a sgominare un disegno delinquenziale di vasta portata che coinvolgerà vertici governativi, lobby politiche e organi di polizia.

Artefici della propria fortuna e baciati dal fato, March e Healy trovano il bandolo della matassa grazie alla complicità della giovane Holly (la figlia di Holland interpretata da Angourie Rice), figura di disturbo ma al tempo stesso cruciale per risolvere le circostanze più complicate della vicenda.

The Nice Guys - Photo: courtesy of Lucky Red
The Nice Guys – Photo: courtesy of Lucky Red

Improntato sull’estetica del filone action americano e ricoperto da una patina vintage che ne certifica le atmosfere, The Nice Guys è un buddy movie elettrizzante e surreale che fonda la sua essenza sulla gestualità e il linguaggio espressivo dei personaggi, scaltri nell’innescare situazioni assurde ricorrendo all’arte dello slapstick, affogata nel kitsch e nel nonsense, e alla recitazione muscolare tipica nel ventennio ’70-‘80’.

Sfrecciando sull’asfalto rovente del cinema di quell’epoca con particolare inclinazione al modello profilato con Arma Letale, il regista Shane Black e il produttore Joel Silver costruiscono un divertissement a 360° senza lesinare momenti di pura violenza, lampi di umorismo nero e un velo di critica sociale al sistema, in un vortice di meccaniche psichedeliche e follemente lisergiche che giocano con la prevedibilità puntando tutto sulla mise-en-scène farsesca. The Nice Guys assume la fisionomia di un poliziesco ipertrofico e spumeggiante che scorre tra le pagine di un copione fluido e lineare, epurato dalla ruggine del tempo ma legato alle classiche idee concretizzate dal regista in passato (da Arma Letale e L’Ultimo Boy Scout fino a Iron Man 3).

The Nice Guys - Photo: courtesy of Lucky Red
The Nice Guys – Photo: courtesy of Lucky Red

Tra corse sfrenate, tallonamenti, duelli fisici, sparatorie imprevedibili, l’eclettico filmmaker orchestra a compartimenti dinamici la sinfonia della sua opera, regolando il ritmo e smorzando l’intensità a seconda delle fasi narrative e delle performance caricaturali dei protagonisti. Un brillante esercizio di stile (limato nei principi) che, nonostante leggere imprecisioni, prende forma dagli automatismi del noir d’esordio (alla regia) Kiss Kiss Bang Bang – con Val Kilmer e Robert Downey Jr. – e si ripresenta nell’universo mirabolante di The Nice Guys con un look vivace a metà fra il pop contemporaneo e il retrò. La cornice coreografica intrisa di colori iridescenti e il sottofondo musicale in perfetta simbiosi con il contesto, contribuiscono a rendere epica l’alchimia tra i “guardiani della notte” Ryan Gosling e Russell Crowe, talmente istrionici e impacciati da ricreare nelle svariate gag teatrali quell’enfasi comica ‘da palcoscenico’ che, anni prima, fu magistralmente rappresentata dagli insuperabili Bud Spencer e Terence Hill. Una commedia d’azione pungente e coinvolgente che si candida, dopo un paio di visioni, a diventare un cult di genere dei giorni nostri.

Andrea Rurali
Recensione pubblicata anche su CineAvatar.it

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