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AFTERLOV, amore dolore e incomunicabilità in una notte d’estate

Recensione del film AFTERLOV di Stergios Paschos

Una scena di Afterlov - Photo: courtesy of Festival del film Locarno
Una scena di Afterlov – Photo: courtesy of Festival del film Locarno

“Ecco il mio piano: quando stavamo insieme, non ci siamo mai concessi una vera vacanza. Solo dei lunghi fine settimana in campeggi dove la mattina seguente ci faceva male la schiena. In stile hippie. Non ci siamo mai rilassati in un posticino carino per una settimana. Quieto e carino. Perché? Perché non avevamo un soldo. Ancora non ne abbiamo però c’è una casa. Una casa molto bella. Quindi ora la chiamo e le dico: ehi Sofia, so che stai trascorrendo l’estate da sola ad Atene. Okay, forse non proprio da sola ma, comunque, starai in città. In cambio della vacanza che non abbiamo mai fatto, hai voglia di venire in una splendida casa? eh? Dai, ti dico tutto. Certo, certo, da amici”. 

Questo è l’incipit di Afterlov. Un anno dopo aver rotto con Sofia, Nikos decide di prendere in mano la situazione, di invitarla in una splendida villa con giardino, piscina, uno studio di registrazione e altri lussi e di chiuderla in cantina sino a quando non gli fornirà una spiegazione. Quella spiegazione che da tanti mesi non riesce a darsi da solo. Il perché di una rottura senza senso. Per lo meno ai suoi occhi.

E questo accade. Sofia arriva. È giovane e bella. È solare e illusa. O forse no, è cosciente di ciò che accadrà, per lo meno delle discussioni che potrebbero emergere, degli imbarazzi o dei possibili ritorni di fiamma. All’inizio pare un idillio, come prevedibile presto però i toni cambiano. Sofia si ritrova in trappola in una prigione dorata. Nikos, invece, entra ed esce. E lei lo vede. Che cosa accadrà? Sta a voi scoprirlo.

Una scena di Afterlov - Photo: courtesy of Festival del film Locarno
Una scena di Afterlov – Photo: courtesy of Festival del film Locarno

L’opera diretta da Stergios Paschos è l’ennesima sorpresa made in Grece che, come da tradizione, ci riserva il Festival del film Locarno. Un paio di ambienti, due soli personaggi, un cane e tante parole, un fiume di parole, già sentite, già dette, che avremmo voluto urlare a quell’ex che proprio non aveva voglia di ascoltare. Dentro quelle lussuose mura vanno in scena l’incomunicabilità di coppia, l’egoismo dell’uomo ferito, l’affievolirsi di una relazione, i sogni e le speranze infrante. Quei rapporti che non battono alcuna bandiera e ci accomunano da Nord a Sud.

Nikos s’impone, Sofia è fragile ma non molla, anzi, cerca di colpirlo. Alla fine ci riesce, lo affonda ed è libera di andarsene e non rivederlo più ma, raggiunto il famoso climax, la storia esplode in tutta la sua bellezza e potenza. La natura umana prende il sopravvento, l’istinto, quella passione e passionalità che i mediterranei ben conoscono, sono davanti a noi. I due attori, che dimostrano un’intesa sorprendente, abbattono le barriere e ci travolgono. Quanta bravura.

La fotografia, il montaggio e la musica fanno da cornice a dialoghi molto attenti che assecondano con precisione i movimenti dei corpi. Esatto, il linguaggio non verbale è l’altro punto di forza di questo piccolo lungometraggio in arrivo da Atene a cui perdoniamo battute finali che volutamente, comprensibilmente e coerentemente alla situazione, tardano ad arrivare. Con qualche minuto in meno si sarebbe sentito il fragoroso applauso che tuttora stiamo attendendo.

Afterlov è una gran prova di sceneggiatura, regia e recitazione. Haris FragoulisIro Bezou sono uno spettacolo. Ancora una volta la Grecia fa colpo.

Vissia Menza

Una scena di Afterlov - Photo: courtesy of Festival del film Locarno
Una scena di Afterlov – Photo: courtesy of Festival del film Locarno

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