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IL DIRITTO DI UCCIDERE, la lunga ed estenuante giornata del colonnello Powell

Recensione del film IL DIRITTO DI UCCIDERE (Eye in the Sky) diretto da Gavin Hood.

Il poster italiano del film IL DIRITTO DI UCCIDERE
Il poster italiano del film IL DIRITTO DI UCCIDERE

La giornata di oggi per il colonnello Powell inizierà prima dell’alba e terminerà molto – molto – tardi. L’agenda prevede un’operazione congiunta con i cugini di oltre oceano e gli amici di Nairobi. La tensione è ai vertici, la coordinazione deve essere calcolata al secondo, gli interessi in gioco sono quelli di tutti, un mix letale di opportunità di natura politica, di sicurezza nazionale e miliare. In palio ci sono, infatti, tre terroristi, i cui nomi troneggiano nella top list dei ricercati in Africa, e un bel po’ di civili su cui aleggia una morte imminente. A rendere la situazione tesissima ci penseranno i c.d. danni collaterali. È così che si apre Il Diritto di Uccidere, da oggi nei cinema.

Sul campo solo una camionetta, un agente in incognito in un quartiere ostile, armato solo di un cellulare, alcuni droni e il fato, che s’impegnerà a complicare la situazione, quando, sul punto di sganciare una bomba radiocomandata, una bambina deciderà di vendere il pane difronte alla casa target della missione militare. Come prevedibile, la presenza di un civile, di un minore, di un innocente, solleverà nell’arco di una manciata di secondi questioni di etica, di responsabilità giuridica e, immancabilmente, di natura politica (il timore di dover rispondere ai cittadini/ potenziali elettori di quanto accaduto e di dover consegnare loro un colpevole). Nel tentativo di non perdere l’occasione di eliminare i cattivi, dopo anni di duro lavoro, il dilemma sull’opportunità di sparare divide tanto coloro sullo schermo quanto gli spettatori presenti in sala.

Helen Mirren nel film IL DIRITTO DI UCCIDERE - Photo: courtesy of Teodora Film
Helen Mirren nel film IL DIRITTO DI UCCIDERE – Photo: courtesy of Teodora Film

Se da un lato, un cast a dir poco stellare ci fa simpatizzare per i duri militi, tra cui svettano Helen Mirren e Alan Rickman (qui alla sua ultima interpretazione), dall’altro comprendiamo le ragioni delle persone che si oppongono all’attacco aggrappandosi a capziose pretese. Se da un lato ci rendiamo conto con tristezza che non esiste un mondo perfetto in cui si prediligono amicizia e tolleranza, dall’altro vorremmo fermare quella gente che non ascolta ragioni e per ideologia (e non pochi motivi economici) uccide i propri simili convincendosi di agire per mano divina. Una sola cosa è certa: la popolazione è quella che perde, sempre e comunque. È terribile.

Ma torniamo nella stanza dei bottoni e con temporanea freddezza ci concentriamo su ciò che sia più logico fare. Seguiamo i risoluti protagonisti che, basandosi su numeri e statistiche, cercano una soluzione adeguata all’impasse venutosi a creare. In un batter d’occhio ci sentiamo partecipi. Assorbiti dalla storia, ci arrabbiamo, speriamo, scuotiamo la testa. Dobbiamo trovare una via di uscita. La nostra coscienza scalpita.

Alan Rickman nel film IL DIRITTO DI UCCIDERE - Photo: courtesy of Teodora Film
Jeremy Northam, Francis Chouler e Alan Rickman nel film IL DIRITTO DI UCCIDERE – Photo: courtesy of Teodora Film

Il Diritto di Uccidere è un film vincente. Bastano poche sequenze per ritrovarci immersi nelle evoluzioni di un thriller che, nonostante si svolga in una stanza, al telefono, davanti ai monitor e rimanga sempre lontano dal campo di battaglia, ci toglie il fiato, ci induce claustrofobia, ci fa sudare e palpitare. La distrazione è impossibile.

Il nuovo film diretto da Gavin Hood (Xmen Le origini – Wolverine) è uno godibilissimo spettacolo garantito da un ottimo cast, un buon ritmo e una sceneggiatura che va incontro alle esigenze di boxoffice senza tradire la coerenza narrativa. Si basa su un argomento attualissimo e tocca questioni, morali, etiche, politiche ed economiche, senza risultare mai ridondante o fazioso. A fine proiezione ognuno avrà la propria opinione e in molti proveranno la piacevole sensazione di aver visto un thriller che non abusa d’immagini sensazionalistiche né scivola nella propaganda (di qualsiasi genere essa sia).

Il Diritto di Uccidere è adatto a tutti, sia a coloro a caccia d’intrattenimento che non richieda sforzi eccessivi, sia a chi adora accesi scambi d’idee a fine visione.

Vissia Menza

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