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GOODNIGHT MOMMY, la mamma non è sempre la mamma

Recensione del film horror GOODNIGHT MOMMY, novità in HomeVideo di fine settembre

La cover del DVD italiano di Goodnight Mommy
La cover del DVD di GOODNIGHT MOMMY

Quando agli scorsi Austrian Film Awards il violento Goodnight Mommy ha fatto incetta di premi (tra cui miglior film, regia e fotografia), la curiosità attorno alla prima opera fiction dei registi viennesi Veronika Franz e Severin Fiala è entrata sotto la pelle dei fan del cinema horror come un inesorabile parassita strisciante.

Non immune all’hype ascendente, ho scartato il dvd italiano di Goodnight Mommy con avidità e mi sono immerso nell’incubo genitoriale di Mamma (Susanne Wuest) e dei due figli gemelli Lukas ed Elias. Lei, reduce da un intervento di chirurgia estetica, rincasa tumefatta e bendata, irriconoscibile nelle fattezze e nei comportamenti. Instabile e stranamente severa e crudele, sembra un’altra persona. Per i due bambini è una presenza estranea, dispotica e che nasconde sicuramente un segreto terribile e minaccioso. Nei lenti e silenziosi tempi domestici, Elias viene maltrattato, Lukas addirittura ignorato: per i due indivisibili fratellini è tempo di difendersi, con tutti i mezzi, dalla sconosciuta che ha preso il posto della loro amata madre.

Fatevi un giro nell’Internet e scoprirete presto che Goodnight Mommy appartiene a quella preziosa specie di film, in via d’estinzione, che trancia in due l’opinione di pubblico (più o meno equamente) e la estremizza in modo bipolare tra quelli che “è arte allo stato puro” e quelli che “arrestate i produttori”. Perché? Per la natura ambigua e volutamente sfuggevole, difficile da catalogare (ma è proprio necessario farlo?) e che flirta con visioni horror, thriller, tempi da drama e implicazioni di identità e genitorialità non da poco.

Di Goodnight Mommy sono chiari da subito alcuni, bellissimi elementi. La fotografia di Martin Gschlacht (Revanche – Ti Ucciderò), che renderebbe conturbante anche il filmino del liceo in cui recitavo Goethe con una improbabile giacca giallo-senape; la maestria di Franz e Fiala nel chiudere le serrature di casa (location mozzafiato, luminosissima ma ugualmente angosciante) e muovere le tre pedine in una sorta di teso nascondino e contro-nascondino; l’empatia paranoide per gli indistinguibili gemelli Elias e Lukas Schwarz, più adatti che bravi.

Confezionato in maniera maniacale, Goodnight Mommy si iscrive al partito dei cosiddetti “art-house horror”, quei film che cercano di conferire dignità riflessiva, estetica e “impegno” ad un genere spesso considerato adatto solo ai fan di budella e violenza. Minimale come The Babadook, altrettanto determinato a sviscerare risvolti del rapporto madre-figlio ma meno intriso di (e distratto da) simbolismi, metafore e, anche, sobbalzi.

I ritmi narrativi, metodici e un po’ flemmatici, non spettacolarizzano il crescendo violento ma lo consegnano come logica conseguenza delle angosce precedenti.
E allora perché a tratti, durante la visione di Goodnight Mommy, mi ritrovo a coccolare i gatti e controllare i social? Cosa manca all’appello? Un po’ di sostanza dietro a estetica e orpelli, più ferocia e meno interrogativi aleggianti. E un rinforzo di originalità: quando tutto sarà svelato, conterete i thriller-horror che hanno già battuto gli stessi sentieri e fornito la stessa (terrificante) risoluzione. Goodnight Mommy è un viaggio oscuro che rischia di piacere più a menti e cuori lontani dall’orrore che ai puristi ossessionati dal genere.

Nei sontuosi extra inclusi nelle edizioni dvd e blu-ray di Midnight Factory c’è tutto il necessario per esplorare gli angolini più misteriosi del film: un “Making of”, scene tagliate, interviste e casting dei protagonisti.

Luca Zanovello

 

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