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NERUDA, il raffinato film di Pablo Larrain

Il poster italiano del film NERUDA
Il poster italiano del film NERUDA

Pablo Neruda, l’uomo eccentrico, il poeta ispirato, il politico colto, il senatore comunista, la mente illuminata costretta all’esilio, il premio Nobel per la letteratura. Pablo Neruda visse una vita intensa. Convinto delle sue idee, le difese sino alla fine e le eternò su carta. I versi su quella carta sono quelli che convinsero Gabriel Garcia Marquez a definirlo “il più grande poeta del XX° secolo”.

Dedicare un film ad una simile figura non è cosa semplice. La sfida prevede molti scogli da superare. Ci sono le opere del passato, le esigenze del pubblico di oggi, e uno zoccolo duro di cinephiles pronto a scagliarsi contro ogni forma di ruffiano biopic da prime time televisivo. Ostacoli che possono trasformare facilmente in una montagna quasi insormontabile, a meno che il soggetto venga affidato alle sapienti mani di Pablo Larrain, cineasta cileno dalle incontrovertibili doti narrative.

Luis Gnecco in NERUDA - Photo: courtesy of GOOD FILMS
Luis Gnecco in NERUDA – Photo: courtesy of GOOD FILMS

Ecco allora che nasce Neruda, una pellicola che già dal titolo dimostra carattere. E di carattere Larrain qui ne sfoggia in quantità. Evita di raccontare in modo didascalico gesta note, ed evita di puntare tutto sull’amore che quell’uomo nutriva verso la vita e i suoi piaceri. Scartata la piatta e noiosa biografia, e la voyeuristica, nonché fantasiosa, storiella intrisa di pettegolezzi da salotto, rimane il sentiero più impervio: quello della fedeltà al personaggio. Il regista dà quindi vita a un lungometraggio eclettico quanto colui a cui è dedicato, il cui stile probabilmente sarebbe piaciuto al diretto interessato. 

Larrain ci ammalia ricostruendo il periodo antecedente la fuga/esilio del Senatore a causa della sua opposizione al governo del Presidente Gonzales Videla. Neruda dovrà superare più di una sfida, da quella con se stesso, e i propri ideali, a quella con i compagni di partito, fino a quella che diventerà il fil rouge di un’opera che è niente meno che una seducente poesia. Sarà uno scontro tra intelletti: l’illuminato contro Oscar Peluchoneau, l’ispettore di polizia incaricato di portarlo dietro le sbarre. Si cercheranno e sfioreranno quasi fosse un rituale, una danza.

Gael Garcia Bernal in NERUDA - Photo: courtesy of GOOD FILMS
Gael Garcia Bernal in NERUDA – Photo: courtesy of GOOD FILMS

Neruda è interpretato con maestria, meticolosità e sorprendente somiglianza dall’attore Luis Gnecco (personalmente, mai sentito prima, a cui dedico un “bravò!”) mentre Peluchoneau ha il volto di Gael García Bernal (già visto in No, i giorni dell’arcobaleno). Tra i due c’è una chimica che buca lo schermo, il loro tête-à-tête fa scintille ed è il motivo principale per cui lo spettatore viene rapito nella tela di un inseguimento di cui si conosce già il vincitore. Due grandi ego che si stuzzicano e provocano, con impeccabile eleganza, entrambi con la presunzione di uscirne trionfanti.

Quello che ci regala Larrain è un gioco di sguardi e di discorsi, a se stessi e agli altri, con scambi sempre attenti e spesso intrisi d’ironia sottile e tagliente. Questo è un film in cui Neruda è ovunque, in ogni inquadratura e frase, sia nelle sue sia in quelle dei suoi avversari. Le situazioni sono acute e sorprendenti. Ci sono inchini al noir, al thriller e pure al western. Nulla è lasciato al caso, tutto è calibrato e contribuisce a creare una pellicola squisita, conturbante, avvincente. Neruda è un inno alla gioia per occhi e orecchie. Un peccato non dargli una chance.

Vissia Menza

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