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Animali Fantastici e Dove Trovarli: non è un paese per maghi

Recensione del film Animali Fantastici e Dove Trovarli diretto da David Yates

Il poster italiano del film Animali Fantastici e Dove Trovarli
Il poster italiano del film Animali Fantastici e Dove Trovarli

E’ l’anno 1926: a New York le tensioni tra i maghi e i No-Mag (le persone prive di poteri) hanno portato i primi a vivere nascosti, mentre nelle strade americane impera la diffidenza nei confronti di bacchette, incantesimi, pozioni e tutto ciò che concerne il mondo magico. Non fanno eccezione le creature e gli animali fantastici, dichiarati addirittura fuori legge e dunque cacciati ed uccisi.

Lo sa bene anche il magizoologo Newt Scamander (Eddie Redmayne), che arriva nella Grande Mela con una valigia incantata, piena zeppa di animali fantastici e dei rispettivi habitat, che manco a dirlo si apre accidentalmente riversando per le strade della metropoli ogni sorta di stupefacente bestiolina, bestia e bestiona.
Accompagnato da due affascinanti maghe ed un goffo No-Mag (Dan Fogler, Kung Fu Panda), inseguito dalle rigide autorità magiche statunitensi, Newt corre su e giù riacchiappando i suoi preziosi animali, mentre l’ombra nera e tentacolare di un’apocalittica minaccia si allunga su New York City.

Dan Fogler e Eddie Redmayne in Animali Fantastici e Dove Trovarli - Photo: courtesy of Warner Bros. Pictures
Dan Fogler e Eddie Redmayne in Animali Fantastici e Dove Trovarli – Photo: courtesy of Warner Bros. Pictures

L’attesissimo e anticipatissimo Animali Fantastici E Dove Trovarli è il primo atto della prequel-trilogia destinata a colmare il vuoto esistenziale dei fan grandi e piccini dell’universo di Harry Potter. Il film, che d’ora in poi chiameremo confidenzialmente AFEDT, è una potentissima esplosione di avventura fantasy che nasce proprio dalla penna della madrina di maghi e maghetti di tutto il mondo, J. K. Rowling, autrice unica della sceneggiatura.

Nonostante sia ambientato nell’universo potteriano, AFEDT è un film che vive, regge e si fa capire a sé stante, quindi non abbiate paura: non urgono full immersion, ripassi o schemini. Meglio, piuttosto, sprofondare nella poltrona e godersi uno dei più bei family-movie dell’anno, farcito di magiche diavolerie, meraviglie visive (una volta tanto il 3D diverte e non nausea) e tenerissima fauna immaginaria che vorrete possedere sotto forma di merch ben prima dei titoli di coda.

I magheggi si spostano dal Regno Unito agli States, perdendo nel tragitto un po’ di fascino gotico ma non troppo, grazie ai rimedi dell’affascinante fotografia di Philippe Rousselot (non a caso, sodale di Tim Burton).

Colin Farell in Animali Fantastici e Dove Trovarli - Photo: courtesy of Warner Bros. Pictures
Colin Farell in Animali Fantastici e Dove Trovarli – Photo: courtesy of Warner Bros. Pictures

In un tripudio di effetti speciali e visivi, prende vita un nuovo atto dell’infinito romanzo “bene vs male”, con capitoli che parlano di sogni, favole, mostri e mostriciattoli, di poteri impossibili e ideali possibili.
Se in questa lunga avventura l’attenzione non cala mai, il merito è di uno script con un ritmo impeccabile, che dosa bene parole e gesti, azione e contemplazione.

Ed anche di un cast ispirato, da un Redmayne mai così leggiardo ad un accigliato Colin Farrell, passando per il vero magnete del film, ovvero lo stupefatto e adorabile Fogler. Nelle retrovie, ma solo momentaneamente, il “vecchio” Jon Voight e  il “bambino” Ezra Miller.

I buonissimi ma mai ottusi sentimenti di AFEDT permeano la storia, che ci racconta come il bene sia più forte del male, ma il male abbia molta più creatività. Il regista David Yates, regista di 4 “Potters” e salito in sella dopo il “no grazie” di Alfonso Cuarón, la spinge con dedito rigore negli occhi degli spettatori.
Così, la saga di Newt si apre con un respiro ampio e divertente, qualche utile morale accennata (il rispetto e la salvaguardia animale, il superamento della paura per il diverso) e promettenti premesse per il futuro. Condensate in due ore godibili, siate voi inguaribili rowlinghiani o dei comunissimi babbani.

Luca Zanovello
Recensione pubblicata anche su OutsideTheBlackHole.com

 

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