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Al Cineforum – Io, Daniel Blake: Noi, Daniel Blake

il poster italiano del film Io, Daniel Blake
il poster italiano del film Io, Daniel Blake

è di nuovo giovedì, mi attende una pellicola imperdibile vincitrice della Palma d’oro a Cannes Io, Daniel Blake ultimo regalo del regista Ken Loach che con grande maestria ci porterà ancora, ne sono certa, nelle vite dei ceti meno abbienti sempre più affollati, rimuovo dalla mente le immagini del film precedente creando spazio per le nuove

entro all’ultimo minuto, mi siedo, si apre il sipario, si spengono le luci, lo schermo si colora di nero e lancia frecce sonore contro di noi, una conversazione tragicomica tra chi immaginiamo essere Daniel e un’assistente sociale o un medico, domande e risposte di un inutile questionario, Daniel inveisce e la donna prosegue imperterrita

sorridiamo con il dolore nel cuore

Daniel Blake, un falegname di New Castle, 59 anni, reduce da un infarto invalidante si vede negare un sussidio statale a causa di incredibili assurdità burocratiche e per evitare severe sanzioni deve cercarsi una nuova occupazione, ma lui non può più lavorare, è malato e questo sembra non essere chiaro ai funzionari

Una scena di I, Daniel Blake - Photo: Joss Barratt
Una scena di Io, Daniel Blake – Photo: courtesy of CINEMA s.r.l

negli uffici pubblici Daniel incontra Katie, una giovane mamma disoccupata, due figli piccoli a carico, alle prese con difficoltà nell’ottenere il sussidio statale. Le aberrazioni amministrative li avvicinano e si ritrovano così con esemplare dignità ad affrontare una realtà crudele nei meandri dell’assurdo, siamo coinvolti in due storie intrecciate che ci rimbalzano in sentimenti profondi

trascorreremo cento minuti intensi, lo sentiamo, teniamo i fazzoletti a portata di mano, mi guardo intorno e vedo spalle incurvate, mani sulle guance, occhi rimpiccioliti, bocche stupite, respiri accorciati, stiamo tutti soffrendo in religioso silenzio, respiriamo per carità

l’accanimento del destino ci infastidisce, vogliamo giustizia, siamo tutti con te, Daniel, sei un grande

la trama incalza, le vicende rotolano giù nel baratro, la situazione è tragica eppure vissuta con orgoglio e pacatezza, aiuto ho bisogno di speranza, guardo con tenerezza questa mamma faro per i suoi figli e il nuovo amico nonno sempre al loro fianco, sbarro gli occhi e cerco con urgenza altri esempi di solidarietà, li trovo e sono tanti, mi rincuoro

Una scena di Io, Daniel Blake - Photo: courtesy of CINEMA s.r.l
Una scena di Io, Daniel Blake – Photo: courtesy of CINEMA s.r.l

soffermo l’attenzione sui due bambini, Daisy e Dylan, sono cresciuti troppo in fretta, lei una donnina in miniatura, una testa adulta su un corpo infantile, guarda, osserva, riflette e commenta, lui un ragazzino vivace da accudire con sguardo affettuoso, aguzziamo la vista, cerchiamo invano la loro cameretta con la televisione, il computer, i video giochi, le bambole e le macchinine, ecco c’è un peluche, pieghiamo la testa e frughiamo meglio tra le cose, nessun gioco di società, solo una cruda quotidianità con cui fare i conti tutti i giorni

loro sì sanno distinguere la realtà dalla finzione

un mondo vero chiuso in un piccolo appartamento dove alberga l’amore sincero, la mamma sforna cibo e affetto, Dylan scartavetra un pesciolino di legno, Daisy si confida, si vogliono bene, un pranzo a tavola con Daniel, l’unico invitato, la tovaglia, i piatti, il cibo nei piatti, sentiamo i nostri corpi contorcersi dal disappunto, puntiamo i piedi per gettarci nello schermo e sottrarre tutti loro da tanto dolore, ma possiamo solo osservare con stima queste quattro anime dignitose

un sobbalzo

d’un tratto vediamo ciò che non vorremmo vedere, sospendiamo il giudizio e pensiamo alla nostra agiatezza, le nostre dispense, gli armadi zeppi di vestiti, i giochi dei nostri bambini, le vacanze al mare e in montagna, mio Dio, quante ingiustizie, come possiamo porre rimedio

Una scena di I, Daniel Blake - Photo: Joss Barratt
Una scena di Io, Daniel Blake – Photo: courtesy of CINEMA s.r.l

Loach sente il nostro disagio, ci prende sotto braccio e ci accompagna tutti quanti al banco alimentare dove siamo accolti a braccia aperte da un sottobosco anonimo di umanità, tanti io premurosi a formare una collettività invisibile di cui vorremmo subito far parte

la tensione è alle stelle, stretti nelle spalle contratte versiamo copiose lacrime, la nostra ansia si assomma a quella di Daniel e di Katie, nell’attesa tutto può accadere, un colpo al cuore a ogni passaggio, siamo impietriti

il film si congeda lasciandoci attoniti, in lacrime, adagiati sulle poltrone come dei sacchi sballottati

 

Elisa Bollazzi

n.d.r. Al meraviglioso Io, Daniel Blake (vincitore a Cannes 2016) è stato dato ampio spazio su questo portale. QUI potete leggere la recensione scritta in anteprima lo scorso maggio. QUI trovate la presentazione e le foto dal festival di Locarno 2016. E QUI la masterclass tenuta dal regista e da Dave Johns sempre a Locarno 2016. 

 

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