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Vi Presento Toni Erdmann, quel papà un po’ folle che tutti vorremmo

Recensione di Vi Presento Toni Erdmann, il film di Maren Ade che ha stregato Cannes 2016 nei cinema dal 2 marzo 2017.

il poster italiano di Vi presento Toni Erdmann
il poster italiano di Vi presento Toni Erdmann

Ines è giovane, bella, impegnatissima. Ines è tedesca ma lavora in Romania. Il suo compito non è semplice: deve rendere competitiva una azienda locale per conto della multinazionale che l’ha assunta. Ines ha un padre eclettico, di quelli con la battuta pronta che adorano fare scherzi (alcuni anche bizzarri). Nel suo essere estroverso, Winfried, questo è il suo nome, ama la figlia e oggi non ne comprende la rigidità comportamentale e il distacco che ha creato da tutti gli affetti. Un giorno decide quindi di salire su un aereo e di raggiungerla per quella che sarà una lunga e difficile vacanza a Bucarest. Signori e signori Vi presento Toni Erdmann.

Toni Erdmann è l’escamotage che Wilfried utilizzerà per scuotere la sua bambina e riportala ad una dimensione più umana, in cui la risata è contemplata. E questa sua stravaganza sarà la più difficile da sopportare, ma la più efficace. Le parentesi divertenti non mancheranno. I due, infatti, decideranno di ignorarsi, poi saranno complici, allora si scontreranno, infine si abbracceranno durante una convivenza che non avrà nulla di convenzionale. Da un evento mondano in cui si sprecano le situazioni imbarazzanti, a conversazioni dolorose udite per caso. Quello a cui assistiamo è l’estremo tentativo di un genitore di riavvicinarsi ad un figlio oramai lontano, per aiutarlo, costi quel che costi.

Una scena del film Vi presento Toni Erdmann - Photo: courtesy of Cinema S.r.l
Una scena del film Vi presento Toni Erdmann – Photo: courtesy of Cinema S.r.l

Ines ci ricorda i nostri disagi. Risveglia il nostro imbarazzo nei confrontarci, soprattutto in pubblico, con mamma o papà; il nostro fastidio per una loro improvvisata nel giorno sbagliato; le piccole invasioni dei nostri piani e spazi. Winfried/ Toni ci mostra il retro della medaglia, il punto di vista di chi è adulto ed ha più esperienza di noi. La sua tenacia ci scioglie il cuore. Vorremmo aver avuto una padre come lui, che non ci avesse lasciato andare unicamente perché eravamo cresciuti, impegnati, diversi. Non tutti sono stati fortunati come Ines e per sua fortuna lei se ne accorge.

L’impostata Ines è interpretata Sandra Huller (orso d’argento alla Berlinale 2006), mentre il nostro Toni è l’immenso (purtroppo sino a ieri a me sconosciuto) Peter Simonischek. La coppia fa faville regalandoci un giro sulle montagne russe delle emozioni della durata di quasi tre ore. Nonostante sia stato presentato come una commedia, nei fatti Vi Presento Toni Erdmann è un dramma che strappa sorrisi, che fa riflettere, che fa sospirare e ci lascia con l’amaro in bocca. Lo schermo diventa lo specchio dei rapporti sballati che molti di noi hanno stabilito con la famiglia e che, in cuor nostro, sappiamo manchevoli di spontaneità, freschezza, genuinità.

Una scena del film Vi presento Toni Erdmann - Photo: courtesy of Cinema S.r.l
Una scena del film Vi presento Toni Erdmann – Photo: courtesy of Cinema S.r.l

Ogni figlio vorrebbe la famiglia perfetta e ogni figlio, crescendo, diventa cosciente che non la avrà mai. Ogni figlio è insoddisfatto del proprio rapporto con i genitori ma spesso non prova neppure a modificare le cose. Ogni figlio si sente quindi toccato e colpevole quando conosce Toni Erdmann e si sente un po’ Ines, colei che sa ma decide di non fare nulla, preferisce dimenticare sé stessa. Ines non è eccessiva, è solo figlia dei tempi che stiamo vivendo: è emotivamente assente, malamente assorbita dal lavoro e attorniata da persone con uno spessore emotivo pari alla carta velina. E, ovviamente, in una mano ha costantemente uno smartphone che viene prima di chiunque altro.

Il film diretto da Maren Ade (Orso d’Argento a Berlino nel 2009 con Everyone Else), in concorso all’ultimo festival di Cannes, da cui è rincasato con il premio FIPRESCI, ha vinto cinque European Film Awards e ha rappresentato la Germania pochi giorni fa alla corsa agli Oscar® per il miglior lungometraggio straniero. Non stupisce sia arrivato così lontano: parla del male di questo secolo, di generazioni che perdono il contattato tra loro e lasciano con troppa leggerezza che i rapporti vadano alla deriva. Dimenticando il potere benefico di una risata, di una abbraccio, di un amorevole sorriso, cosa ci rimarrà?

Vissia Menza

 

 

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