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Berlinale 2017: cosa ricordare della 67ma edizione

I film e gli incontri che hanno reso la Berlinale 2017 speciale.

Berlinale 2017, ticket corner alle Arkaden (c) MaSeDomani
Berlinale 2017, ticket corner alle Arkaden © MaSeDomani
La Berlinale è…

La Berlinale è una delle manifestazioni cinematografiche più attese dagli amanti della settima arte. Nella capitale tedesca per l’occasione si riversa ogni febbraio un numero straordinario di giornalisti, blogger, vlogger, appassionati e curiosi. Gente in arrivo da tutto il mondo per scoprire le eccellenze che approderanno nei prossimi mesi nei multisala, le chicche che non troveranno un distributore per molto tempo, le rarità che spopoleranno di festival in festival sino ai prossimi Oscar®.

La proposta berlinese è considerata particolare sia per quantità sia per qualità, non a casa il suo EFM (European Film Market), che si svolge in concomitanza con la kermesse, è uno dei più grandi e frequentati. Per dieci giorni si mastica solo cinema, dalle ore 8.30 alle 22.30 (orario dell’ultimo show). Coinvolgendo non solo la zona di Stadtmitte ma tutta la città, cintura esterna dell’area metropolitana inclusa, è impossibile pensare di vedere altro su grande schermo, anche perché l’offerta spazia dai titoli di richiamo a quelli di nicchia sino ai tanti documentari di nobilissima fattura.

Ma quali film ricorderemo di questa Berlinale 2017?

Ricorderemo il Requiem in chiusura della pellicola di apertura, l’insipido Django. Classica storia che doveva essere raccontata ma che scivolerà con dolcezza nell’oblio da cui è arrivata, mentre le sue musiche ci accompagneranno per sempre.

Ricorderemo la delusione dei quarantenni alla scoperta della trama dell’anomalo sequel di Trainspotting, quel T2 che ha visto l’audience divisa in base alla data e al luogo di nascita, e che sappiamo non avrà mai un’eco epocale come avvenne col primo episodio. Un finale amaro, anzi amarissimo, difficile da digerire e un pessimismo (o, forse, solo realismo)  ahinoi condivisibile.

E poi, ricorderemo le risate inattese e liberatorie alla visione di The Party di Sally Potter. Una commedia, in Concorso, girata in un meraviglioso bianco e nero, dalle affilatissime battute, che si tinge di rosso (sangue) man mano che volge al termine. Un cast in stato di grazia per una chicca che riesce mirabilmente a mettere d’accordo sia il cinefilo incallito sia il grande pubblico.

E ancora, ricorderemo Una mujer fantastica, per la sua splendida protagonista e la lezione di dignità che dà senza urla e scene ad effetto. Non un prodotto ad uso e consumo della comunità LGBT ma un film che, con eleganza e finezza, narra la difficile convivenza di una riservata trans con la dilagante stupidità di cui è affetta un’enorme parte della popolazione.

Impossibile a questo punto non ricordare l’emozionante, sorprendente, imperdibile visione di Call me by your name (Chiamami col tuo nome) dell’italianissimo Luca Guadagnino, presentato nella sezione Panorama. Il suo è un lungometraggio che rasenta la perfezione, che si fa amare e che è riuscito a raccogliere recensioni entusiaste anche da penne in precedenza ostili verso il suo modo di fare cinema. Anche in questo caso, non siamo difronte ad un romanzo gay bensì ad un dolcissimo racconto di crescita in cui chiunque può riconoscersi.

Berlinale 2017, Christo firma gli autografi (c) MaSeDomani
Berlinale 2017, Christo firma gli autografi © MaSeDomani
Gli eventi e gli incontri della Berlinale 2017

La Berlinale è anche sinonimo d’incontri e di proiezioni speciali. Non possiamo quindi che chiudere la nostra carrellata menzionando la pellicola attesa con maggior frenesia, Logan di James Mangold, e l’incontro con Christo, nella cornice di Berlinale Talents, l’autore della passerella sul lago d’Iseo che ha attirato attenzione (e turisti) dalle nostre parti l’estate scorsa.

Logan è stato l’epilogo più folgorante che ci potessimo immaginare da un cosiddetto cinecomic. Il film con protagonista Hugh Jackman è tutto fuorché un Blockbuster fracassone. Al contrario, è un dramma che omaggia i western. È la storia di un uomo alla deriva, stanco e acciaccato che compie un ultimo importante viaggio. Senza nulla svelare, l’opera è a dir poco avvincente (e violenta). Un must see senza discussione.

E poi c’è stato Christo, un vero outsider ed espressione assoluta d’indipendenza, creatività e, perché no, di successo. La sua energia è stata abbagliante e la sua passione palpabile. L’artista ha cosi tanto da raccontare da poter essere fonte d’ispirazione per chiunque abbia voglia di ascoltarlo. Lucido, determinato e vulcanico, Christo Yavachev, a dispetto della sua età (è del 1935), ha tenuto una masterclass fiume – senza moderatore! – da far rabbrividire i più giovani, durante la quale ha ripercorso la sua carriera ed ha risposto alle domande del pubblico senza mai cedere. Una vera prova di resistenza e dimostrazione di professionalità e riconoscenza, verso chi è accorso per incontrarlo. (A lui dedicheremo più righe nei prossimi giorni quando reintrodurremo l’arte nelle pagine di MaSeDomani).

Aspettando la Berlinale 2018

Con il nostro bagaglio di ricordi, e con la nostra lista di film da recuperare (impossibile vedere tutte le 400 anteprime), ora non ci rimane che attendere il 15 febbraio 2018, data in cui si alzerà il sipario sulla Berlinale numero 68.

Vissia Menza

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