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IL PASSO DEL DIAVOLO: il mockumentary “complottaro” sull’incidente di Dyatlov

Recensione del film Il Passo del Diavolo, l’horror diretto da Renny Harlin dal 30 aprile in HomeVideo.

la cover del DVD del film Il Passo del Diavolo
la cover del DVD del film Il Passo del Diavolo

Nel 1959, la guida Igor Dyatlov e otto compagni di escursione furono ritrovati morti sulle nevi dei Monti Urali. I loro volti inespressivi, i loro corpi nudi e senza ferite esterne.
Un mistero (vero) che non ha ancora risposte, il documentario (finto) di cinque ricercatori che provano a trovarle: Il Passo del Diavolo, regia in salsa horror del finlandese Renny Harlin (Die Hard 2, Cliffhanger), gioca con le logiche del mockumentary e con quelle del complotto dando la spiegazione più contorta e paranormale possibile ad una delle tragedie più enigmatiche della storia alpinista.

50 anni dopo il cosiddetto “incidente del passo di Dyatlov”, la vicenda diventa assist perfetto per un regista appassionato di storie ad alta quota ed un sottogenere furbetto.

Rigorosamente a favore di videocamera, la studiosa Holly (Holly Goss) ed amici arrivano sul luogo della strage; sotto la neve sbuca una porta blindata che conduce a strani cunicoli appartenenti a un oscuro e sepolto passato. Che cela la verità dietro a Dyatlov e, magari, molti altri misteri dell’umanità.

La storia della disgraziata spedizione di Dyatlov porta con sé il fascino nero e macabro dell’insoluto, del mondo virginale ed isolato dell’altissima montagna e delle leggende che il folklore millenario ci ha ambientato. Il Passo del Diavolo approfitta senza pudore del potenziale che la Storia offre, mettendo sul banco un po’ di tutto: teorie del complotto, storia americana, miti, alieni, yeti e demoni.

Seguendo le tavole della legge del finto documentario, Harlin (curriculum di lusso, il suo) protrae l’attesa manco fosse il centralino della Telecom e un po’ rischia di annoiare. Le premesse, infatti, mancano di forma e sostanza, passino la banalità di personaggi e relativi intenti, ma il tragitto verso il mistero è oltremodo banale.

Poi, l’entrata nelle viscere della montagna cambia tutto: i toni, che si rabbuiano di colpo, e l’andatura del film, che accelera e, anche se in maniera confusionaria, rivela un orrore bizzarro, fascinoso e amabilmente dietrologo.

Pur con tutti i limiti del mockumentary, dalla camera a mano che guarda sempre nel punto giusto al realismo che va e viene, Il Passo del Diavolo è uno di quei film di mezzanotte che non piombano completamente nell’oblio. Merito di un setting inusuale, punzecchiature sui massimi sistemi della sezione “segreti e complotti” (tra cui il famigerato Philadelphia Experiment) e un intreccio spazio-temporale ingegnoso. Perfetto b-side di Trollhunter (André Øvredal, 2010) o di Dead Snow (Tommy Wirkola, 2009) in una serata dedicata a orrori e dicerie di montagna.

Un horror così enigmatico merita qualche approfondimento “extra”; in soccorso giungono i ricchi rinforzi di dvd e bluray firmati Midnight Factory, che attraverso un lungo focus sul regista Harlin (che si era già confrontato con l’horror al timone di Nightmare 4 – Il Non Risveglio), l’approfondimento “Le Montagne Della Follia” e un dietro-le-quinte aggiungono qualche tassello in più all’oscuro mosaico de Il Passo del Diavolo.

Voto: 6/10

Luca Zanovello

 

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