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Recensione del film LADY MACBETH di William Oldroyd

Nella campagna inglese un’insospettabile, glaciale dark lady.

La locandina di LADY MACBETH
La locandina di LADY MACBETH

1865. Katherine non ha ancora vent’anni quando il padre la dà in sposa ad un perfetto sconosciuto, un riccone che ha il doppio della sua età; e le bastano pochi giorni per rendersi conto di essere finita in una lussuosa prigione. Alexander non la desidera e a letto neppure la sfiora; ed è totalmente succube del padre, che lo comanda a bacchetta. E’ stato il vecchio Mr. Lester, tirannico proprietario di terre e di miniere, a volere il matrimonio, e non passa giorno che non rimproveri all’incolpevole nuora di non essere ancora incinta. Katherine non è certo una rozza campagnola, nondimeno è cresciuta in mezzo alla natura e soffre per la reclusione a cui il suocero la costringe: le vieta di leggere, le impedisce di ricevere visite, addirittura le proibisce di uscire di casa. La accusa di ingratitudine, quando è stata accolta in una famiglia di rango tanto superiore al suo, e intende così punirla per la sua infertilità. Katherine, annientata dalla forzata inattività, si ritira in una triste sonnolenza alcolica.

Un'immagine del filmLADY MACBETH - Photo: courtesy of Teodora
Christopher Fairbank (Mr. Lester) e Florence Pough (Katherine) in LADY MACBETH
Foto: courtesy of Teodora

Un giorno in una delle miniere avviene un grave incidente e Alexander parte per un’ispezione che si prospetta lunga e laboriosa. Quando il suocero si reca in città per affari Katherine si sente finalmente libera di uscire da quella casa soffocante, dove l’unico contatto umano che le è concesso è con la sua cameriera Anna. Conosce così Sebastian, giovane e vigoroso stalliere della tenuta: nel giro di una settimana i due diventano amanti. Purtroppo diventano anche ogni giorno più imprudenti, le chiacchiere cominciano a diffondersi fino ad arrivare all’orecchio del suocero, che torna immediatamente a casa, le fa una scenata e la relega nuovamente alla sua vita di reclusa. Katherine dapprincipio vorrebbe reagire, poi lascia fare. Quando poco dopo Mr. Lester muore, apparentemente per un infarto, nessuno sospetta che dietro ci sia la sua mano. Il suocero sarà solo il primo a rimetterci la vita per essersi messo di traverso sulla strada di questa feroce quanto insospettabile dark lady.

Un'immagine del filmLADY MACBETH - Photo: courtesy of Teodora
Florence Pough (Katherine), Naomi Ackie (Anna) e Cosmo Jarvis (Sebastian) in LADY MACBETH
Foto: courtesy of Teodora

Il russo Nikolaj Leskov scrisse il romanzo breve LA LADY MACBETH DEL DISTRETTO DI MCENSK nel 1865: a quell’epoca termini come “dark lady” o “serial killer” non erano stati ancora coniati, l’unico riferimento culturale possibile era alla feroce protagonista shakespeariana che aveva fatto degli omicidi i gradini per la sua scalata al potere.
Sinceramente, all’inizio non si può non fare il tifo per Katherine: la sua situazione è davvero insostenibile, ha una vita quotidiana che non augureresti alla peggiore nemica, e il suo adulterio, con gli occhi di oggi, è facilmente perdonabile. Ma poi ci si comincia a ricredere, mano a mano che inquietanti lati del suo carattere vengono approfonditi. Così l’entusiasta sensualità si rivela un cinico mezzo di dominio e manipolazione, il grazioso broncio infantile si irrigidisce in un ghigno sadicamente autocompiaciuto, l’autocontrollo faticosamente conquistato non è tanto segno di raggiunta maturità, quanto di glaciale crudeltà ed implacabile determinazione. La vittima si è trasformata in carnefice, da Madame Bovary è diventata Mister Ripley.

Un'immagine del filmLADY MACBETH - Photo: courtesy of Teodora
Florence Pugh (Katherine) in LADY MACBETH
Foto: courtesy of Teodora

Il testo originale era ambientato nella campagna a sud di Mosca, il cui ambiente naturale e situazione sociale ed economica non dovevano essere poi così differenti dal Northumberland d’epoca vittoriana. Dunque non è stata affatto una forzatura da parte della sceneggiatrice Alice Birch – giovane ma già prolifica drammaturga per i maggiori teatri inglesi – spostare l’azione in Gran Bretagna nella regione di Durham, di cui il regista William Oldroyd è originario. Anche lui di solida provenienza teatrale, cresciuto a pane e Shakespeare, è al suo primo lungometraggio ma non lo si direbbe, tale è la maestria nelle inquadrature, con i colori ispirati ai pittori nordici; nella scelta delle luci, il più possibile naturali; nella guida degli attori, tra cui spicca una grandissima protagonista. Florence Pugh è una giovane attrice con già una notevole esperienza teatrale alle spalle e giusto un paio di partecipazioni al cinema e in tv: ma non è difficile pronosticarle uno splendente avvenire di signora dello schermo oltre che del palcoscenico.
Voto: 8 – film da non perdere.

Marina Pesavento

 

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