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A Conversation with… Todd Haynes

Il regista Todd Haynes, Pardo d’onore Manor di quest’anno, incontra il pubblico di Locarno 70.

Todd Haynes in Conversation with Locarno70 audience - Ph Tosi Photography
Todd Haynes arriva allo Spazio Cinema (Forum) per la conversazione col pubblico di Locarno70 © Tosi Photography

È stata una delle ultime breaking news prima della partenza di questa 70ma edizione del Festival: Todd Haynes, il regista del meraviglioso Carol, lo sceneggiatore, il produttore americano di fama mondiale, sarebbe stato a Locarno e avrebbe ricevuto il prestigioso Pardo d’Onore Manor. Il suo è un ritorno sulle sponde elvetiche del Lago Maggiore. Era, infatti, il 1991 quando un ragazzo con alle spalle solo alcuni cortometraggi, arrivò al Festival insieme al suo primo lungo: Poison. Poison era in Concorso e solo oggi scopriamo la sua presenza da noi sia stata una liberazione. Il film, infatti, aveva dei trascorsi polemici e faticosi da sopportare e quella era la prima volta, dopo la vittoria al Sundance, in cui riuscì a parlare dell’opera in quanto tale e non delle sue ripercussioni sulle buone famiglie americane, medio-borghesi ed estremamente conservatrici. 

Nel 2017 può sembrare un racconto di secoli fa, ma molti di noi ricordano bene l’inizio degli anni ’90. Erano tempi di fermento, di rivendicazioni. Era l’epoca in cui la gay community non aveva diritti garantiti e l’AIDS era un incubo circondato da troppe leggende metropolitane e fandonie. Insomma, erano momenti non semplici in cui non ci si deve stupire se Poison divenne un caso su scala nazionale e venne “esaminato” dai Senatori dopo una proiezione organizzata a Washington DC a loro uso e consumo. Haynes nel mentre era stato definito il “Fellini della fellatio”. L’aver toccato tematiche gay, era qualcosa di scandaloso. 

Per fortuna oggi possiamo quasi riderci sopra con lo stesso autore. Un regista che dopo quell’esordio esplosivo continuò a percorrere strade impervie. Pochi lavori, tutti frutto di una ricerca accurata. Probabilmente, tanto meticolosa perché questo signore è balzato nel mondo del cinema quasi per caso. Si sente quindi in dovere di documentari e studiare ogni progetto che accetta di portare a compimento. Negli anni si è assunto tanti rischi. I successi sono stati altrettanti. I temi più ricorrenti sono stati l’amore e la musica, l’attrice più presente: Julianne Moore

Todd Haynes in Conversation with Locarno70 audience - Ph Tosi Photography
Todd Haynes in conversazione col pubblico di Locarno70 audience © Tosi Photography

Alla Moore si potrebbero dedicare pagine e pagine. Il cineasta non ha smesso di elogiarla e di condividere coi presenti piccoli aneddoti di come ottenne la parte in una pellicola o in un’altra. In Safe, per esempio, era giovane, aveva appena recitato in America Oggi di Altman, entrò in una stanza per una lettura e lo folgorò con l’intonazione della voce scelta, con l’accento, la timbrica da donna del Sud della California, che termina ogni frase in modo quasi interrogativo. Era la personificazione di Carol, così come immaginata. Era perfetta. Era l’inizio di un sodalizio artistico. 

E poi c’è il suo rapporto con la musica che ogni volta stupisce l’audience. Ultimo, in ordine di tempo, il lavoro fino, di studio dei film muti, svolto per Wonderstruck (in concorso all’ultimo Cannes). Quello su Bob Dylan, e le sue trasformazioni (come quella che nel 1966 lo portò all’elettrico facendo impazzire il pubblico), di I am not there. Trasformazioni che lo indussero ad avere 6 attori (tra cui Cate Blanchett) nei panni di 6 personaggi che rappresentassero 6 sfaccettature della vita (e della musica!) del cantautore americano. E quello sui Velvet Underground di cui per ora si sa solo sarà il suo primo documentario, in cui ricreerà un’epoca vista e sentita direttamente.

In questo incontro la domanda sul #MovieOfMyLife è stata implicita. La risposta è sorta spontanea menzionando Mary Poppins. Il primo film che il regista vide a tre anni, fu infatti il capolavoro con Julie Andrews. Ne rimase così colpito da far vestire la madre nello stesso modo, da cantare le sue canzoni in continuazione, da disegnare ancora e ancora la sua figura. Decisamente un modello materno e femminile definitivo, senza eguali, indelebile. 

Vissia Menza

Galleria fotografica © Tosi Photography. Un clic per lo slide show, due per ingrandire il singolo scatto. QUI il nostro diario da #Locarno70

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