///A Quiet Place – Un posto tranquillo: silenzio, il nemico ti ascolta

A Quiet Place – Un posto tranquillo: silenzio, il nemico ti ascolta

By | 2018-04-05T17:46:19+00:00 aprile 4, 2018|Cinema, Recensioni Film|

Recensione di A Quiet Place, il film horror scritto diretto e interpretato da John Krasinski, al cinema dal 5 aprile 2018.

la locandina italiana del film A Quiet Place

la locandina italiana del film A Quiet Place

Cosa accadrebbe se domattina il mondo si capovolgesse? Se tutto ciò che associamo a gioia e vita diventasse il mezzo più veloce finire nell’aldilà? Come sarebbe condurre un’esistenza avvolti dal silenzio, anzi, in preda al terrore di fare rumore, comunicando a gesti, sempre a piedi nudi e intenti ad evitare che lo scricchiolio di uno scalino ci condanni a morte fulminea? Se siete curiosi di scoprire quanto resistereste in un simile spaventoso scenario, prenotate i vostri novanta minuti in compagnia di A Quiet Place, il nuovo film sceneggiato, diretto e interpretato da John Krasinski, al cinema dal 5 aprile.

A Quiet Place ci conduce con passo felpato in un futuro prossimo in cui l’istantanea sentenza di fine vita è emanata da un qualsiasi suono assente in natura – e, anche qualora ci fosse, non è detto si veda la sera. L’unica certezza è che qualsiasi cosa strida nelle nostre vicinanze ci condanna in pochi secondi. Siamo su pianeta stravolto da un’apocalisse causata da creature poco inclini al dialogo inter-specie, ma la famiglia Abbott pare aver trovato il modo di non perdere la speranza.

Emily Blunt e Millicent Simmonds nel film A Quiet Place - Photo: courtesy of 20th Century Fox

Emily Blunt e Millicent Simmonds nel film A Quiet Place – Photo: courtesy of 20th Century Fox

Moglie, marito e figli sono diventati abili a camminare su sentieri di sabbia, a soffocare uno starnuto e a comunicare col linguaggio dei segni. Sono abbandonati a loro stessi ma coesi, non ridono ma sanno sorridere e amare. Riescono a fare tutto avvolti da un’invisibile ovatta, hanno il pieno controllo fino al giorno in cui una perdita li destabilizza aprendo la porta a nuove sfide – e paure.

La nostra avventura al loro fianco inizia poco prima della resa dei conti, nel momento in cui mamma, un’Emily Blunt protettiva e combattiva, è incintissima e vicina all’ora del giudizio che, neppure a dirlo, coinciderà con l’avvento del neonato. La presenza delle ostili creature e l’imminenza del rumore ci tengono sulla corda come nel miglior thriller e la sfida tra il bene e il male (quest’ultimo obbligatoriamente con fattezze raccapriccianti) è senza esclusione di colpi, assecondando in questo caso la migliore tradizione horror.

Emily Blunt nel film A Quiet Place - Photo: courtesy of 20th Century Fox

Emily Blunt nel film A Quiet Place – Photo: courtesy of 20th Century Fox

A Quiet Place saltella molto tra i due generi, ne sfrutta sino all’ultimo gli espedienti pur di regalare un’esperienza al cardiopalma ai propri spettatori. E non è difficile comprendere come faccia a toglierci l’ossigeno: davanti a noi abbiamo una normalissima famiglia, vulnerabile quanto chiunque che, a differenza nostra, deve imparare ad assopire gli istinti e rimanere quasi sospesa se vuole sopravvivere ad un nemico apparentemente privo di punti deboli.

Temiamo per queste persone ad ogni movimento, sibilo e cigolio. Le stimiamo per quanto siano brave a mantenere le labbra serrate e per quanto siano ingegnose, oltre che fortunate ad aver racimolato gli attrezzi giusti. E perdoniamo loro alcune leggerezze (o forzature, decidetelo voi). Le spiegazioni non tardano ad arrivare, fugando i dubbi su suoni stranamente privi di conseguenze e soprattutto ci fanno dimenticare la ricerca forzata dell’incongruenza. La pellicola ci trascina nella fattoria degli Abbott e ci provoca piacevolissimi sussulti. Per noi è abbastanza.

John Krasinski e Noha Jupe nel film A Quiet Place - Photo: courtesy of 20th Century Fox

John Krasinski e Noha Jupe nel film A Quiet Place – Photo: courtesy of 20th Century Fox

Al suo terzo lungometraggio Krasinski ha vinto una sfida per nulla scontata. Ha confezionato un film originale, attento nelle scelte musicali e sonore, con una trama credibile quanto basta e un cast per cui proviamo empatia grazie quasi esclusivamente alla mimica facciale. Strizza l’occhio al grande pubblico a caccia di qualche brivido da sabato sera ma non dimentica la frangia più esigente. Vuole sentire i nostri urletti, le risatine isteriche e l’ansia. E vuole farci parlare tanto dei suoi eroi quanto dei suoi mostri. Ci riesce benissimo.

A Quiet Place è in lizza per la vittoria al botteghino e probabilmente il dosaggio di paura e suspense somministratoci è quello giusto per farcela.

Vissia Menza

Ennio Flaiano amava ricordare che “Il cinema è l’unica forma d’arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile.”, ed è Vissia ad accompagnarci con passione e sensibilità nelle mille sfaccettature di un’arte in movimento. Ma non solo. Una guida tout court, competente e preparata, amante della bellezza, che scrive con il cuore e trasforma le emozioni in parole. Dal cinema alla pittura, con un occhio vigile per il teatro e la letteratura, V. ci costringe, piacevolmente, a correre per ammirare un’ottima pellicola o una mostra imperdibile, uno spettacolo brillante o un buon libro. Lasciarsi trasportare nelle sue recensioni è davvero facile, perdersi una proiezione da lei consigliata dovrebbe essere proibito dal codice penale. Se qualcuno le chiede: ma tu da che parte stai? La sua risposta è una sola: “io sto con Spok, adoro l’Enterprise e sono fan di Star Trek”

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