///DESERTO ROSSO SANGUE: l’insolito zombie movie di Colin Minihan

DESERTO ROSSO SANGUE: l’insolito zombie movie di Colin Minihan

By | 2018-04-23T00:10:55+00:00 aprile 23, 2018|Cinema, Recensioni Film|

Recensione di Deserto Rosso Sangue, l’horror di Colin Minihan in home video dal 19 aprile 2018.

la cover del blu-ray di Deserto Rosso Sangue

la cover del blu-ray di Deserto Rosso Sangue

Quante sono le speranze di trovare qualche elemento interessante ed originale nell’ennesimo film di zombie che spunta nella giungla horror? All’incirca, meno di quelle che hai di trovare un parcheggio in Brera durante la settimana del Fuorisalone: servono ingegno, fortuna ed una sana dose di incoscienza.
Doti che evidentemente possiede Colin Minahan, regista canadese classe 1985, uno che a 26 anni aveva già scritto e diretto un piccolo cult (ESP – Fenomeni Paranormali, la vera chicca dell’epoca “paranormal activities”) e che cinque anni dopo conferma la sua ispirazione esplorando in modo coraggiosamente ibrido e personale un tema sviscerato, giustappunto, da oltre cinquant’anni di genere.

Deserto Rosso Sangue è un progetto a bassissimo budget, nato in tempi Walking Dead, da cui eredita una preziosa lezione: quella di fissare la partenza dall’universo zombie per poi distaccarsene, decentrando il “mostro” in favore di un’esplorazione territoriale più concentrata sul dramma, sull’umanità profonda e sulla filosofia di sopravvivenza.

Detto fatto, eccoci così nel cuore del deserto del Nevada, lontani dalle luci di una Las Vegas massacrata dal solito virus, vicini al dramma singolare della bella Molly (Brittany Allen, già vittima dell’Enigmista in Saw: Legacy) che attraversa il torrido, inospitale scenario per fuggire da un lentissimo, unico morto vivente e raggiungere l’aeroporto che significa salvezza.
L’itinerario muta le forze in gioco, l’immondo diventa amico, confidente, complice, addirittura animaletto da compagnia: Molly e il suo “stalker”, ribattezzato Piccolo, si ritrovano uniti nelle necessità di sopravvivere ai rispettivi carnefici, alle derive della natura umana, ai traumi passati e all’Apocalisse.

Brittany Allen in una scena del film Deserto Rosso Sangue - Photo: courtesy of Midnight Factory

Brittany Allen in una scena del film Deserto Rosso Sangue – Photo: courtesy of Midnight Factory

Tradotto, l’horror diventa qualcosa di diverso, di più. Ci vuole un po’ per capirlo, Deserto Rosso Sangue gattona, muove i primi passi e rischia di annoiare, di inaridire come il deserto che abbrustolisce lo schermo e l’ottima protagonista (promettente scream queen).
Anzi diciamo la verità: la prima metà del film è malriuscita, tra fiacco inseguimento, abuso di drone e make-up trovato nel sacchetto delle patatine; Minihan attinge dal bagaglio ironico a tutti i costi ma non è Raimi, mentre l’unica prospettiva spaventosa, col sole a picco, è quella dell’eritema.

Poi però ecco lo scatto repentino, mentre monta il dialogo, surreale e adorabile, tra Molly e il mortovivente solitario; la svolta spazza via i cliché del caso e vira verso il denominatore di comune disperazione, la congiunta innocenza del sano e dell’infetto, il disorientato peregrinare di entrambi, vittime di cause di forza maggiore.
Se le atmosfere e le luci restano imperfette (o sei Macchie Solari di Crispino, o non funzioni, horror assolato!), i significati di Deserto Rosso Sangue si inspessiscono e rinforzano, mentre spunti sensibili sradicano quasi del tutto il film dalla categoria dell’horror puro per tirarlo altrove. Non per forza più su, ma sicuramente in una dimensione più sfaccettata ed indecifrabile di quanto si possa pensare.

una scena del film Deserto Rosso Sangue - Photo: courtesy of Midnight Factory

una scena del film Deserto Rosso Sangue – Photo: courtesy of Midnight Factory

Senza avere a disposizione mezzi di rilievo o nomi altisonanti, Minihan e il suo team firmano un fresco (nonostante il setting) ibrido narrativo che funziona e giunge ad un finale affacciato su pensieri di umanità e forse di sequel.
A certificare la produzione “indie” temeraria, negli extra delle edizioni homevideo di Midnight Factory trovate un divertentissimo making of; imperdibile l’irruzione della polizia sul set apocalittico improvvisato e la conseguente fuga della crew.
Questo sì, il terrore più grande ed incubo ricorrente di ogni filmmaker indipendente.

Voto: 7/10

Luca Zanovello

n.d.r. l’horror Deserto Rosso Sangue è disponibile in DVD e blu-ray su Amazon.it dal 19 aprile

 

Responsabile della sezione Cinema e del neonato esperimento di MaSeDomaniTV (il nostro canale Youtube) Luca, con grazia e un tocco ironico sempre calibrato, ci ha fatto appassionare al genere horror, rendendo speciali le chiacchiere del lunedì sulle novità in home video, prima di diventare il nostro inviato dai Festival internazionali e una delle figure di riferimento di MaSeDomani.  Lo potete seguire anche su Outside The Black Hole

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