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Recensione La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano

By | 2016-02-29T23:58:18+00:00 agosto 27, 2008|Lettura, Libri, Recensioni|

Ci sono tre cose di cui ho imparato a diffidare negli anni: la difesa della Triestina quando vinciamo uno a zero, Asso Kappa quando gioco a Texas Hold’em e i libri protagonisti di un caso letterario.

In questo caso, sbagliavo. Fortunatamente una persona a cui tengo molto – e di cui mi fido altrettanto – è riuscita a piantare il seme del dubbio nella mia convinzione, ed un paio di pagine lette sulle poltrone nere Feltrinelli hanno fatto il resto.

Mi stupisce un po’ una cosa: su Anobbi, il voto medio del libro è alto, ma una buona parte delle recensioni è negativa. Francamente, ho trovato questo libro tutt’altro che vacuo, ed anche alcune delle critiche sullo spessore dei personaggi mi sono parse eccessivamente ingenerose.

Difficile, è vero, indicare il protagonista principale di queste pagine: Mattia, adolescente chiuso al limite del patologico prima, geniale matematico poi. Alice, giovane in cerca di approvazione dal branco in una prima fase, moglie complessa successivamente. Denis, tormentato dai primi vagiti della sua omosessualità.

O forse, più semplicemente, il vero protagonista del romanzo è il lettore, nel suo continuo ricercare somiglianze e differenze da personaggi così difficili, per accorgersi – lievemente atterrito – che proprio differenze e somiglianze con i giorni veri si equivalgono.

Che sia questo il vero motivo della difficoltà di scriverne positivamente? Paura? Non lo so, ma so che il mondo vero è qui fuori, e ci assomiglia terribilmente.

Una nota solo lievemente stonata per il finale, forse un po’ leggero e probabilmente non risolutivo. Al punto da domandarsi se si tratti di una porta lasciata aperta dall’autore per un eventuale proseguimento. Oppure, e lo ritengo personalmente più probabile, testimonianza di un autore giovane, alla ricerca della sua maturità, e con la difficoltà comprensibile a staccarsi definitivamente da Dennis, Alice, Mattia.

Stessa fatica che ho provato io, una volta superata l’ultima riga.

Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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