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Recensione romanzo La misura del mondo di Daniel Kehlmann

By |2016-02-29T23:58:17+00:00dicembre 17, 2008|Lettura, Libri, Recensioni|

copertina libro la misura del mondo

La storia, ben raccontata, di due scienziati tedeschi in pieno Ottocento e delle loro vite, molto diverse per successo e inclinazione.

Ricca di avventure e di scoperte quella di Alexander von Humboldt, geografo, geologo, esploratore di terre sconosciute e infaticabile scopritore di specie animali e floreali sconosciute in occidente. Più stanziale, ma non meno rilevante da un punto di vista scientifico, quella di Carl Gauss, matematico ed astronomo dai vizi terreni ed una certa (ed assolutamente comprensibile) sfortuna in amore.

Questo primo Kehlmann capitatomi fra le mani non mi è dispiaciuto, per carità: resto solo un filino perplesso nel vederlo elencato nell’ormai celebre “1001 libri da leggere prima di morire”, dove spiccano esclusioni eccellenti e, temo, inclusioni improprie come questa.

Devo però riconoscere un merito a questo volumetto: al termine della lettura ti sei talmente abituato al pensiero di questi due come di due personaggi letterari, che ti scappa la voglia di fare un salto su Wikipedia e scoprirne le biografie reali.

E ti scontri con una realtà: nel libro, i viaggi di Von Humboldt sono accompagnati dal giovane Aimè Bonpland, che ne condivide scoperte, disagi, rischi. Rendendosi conto soltanto alla fine, ahimè (si, rileggete il nome del giovane: è una battuta) che la gloria sarebbe rimasta del tutto al capo spedizione, e che di lui si sarebbe probabilmente perso il ricordo.

Ebbene, Wikipedia effettivamente cita Bonpland con un malinconico link rosso, quello che evidenzia le pagine ancora da preparare nell’enciclopedia. Come dire che ne è rimasto il nome e poco più.

So che è un pensiero amaro, ma è un pensiero che ho voglia di condividere con tutti i Bonpland di questo globo terracqueo; chiamateli mediani pronti a passare il pallone al cannoniere strapagato, o figure di rincalzo, o splendidi protagonisti di storie immortali ma tracciate dietro le quinte. Ne rimane il nome e poco più, e con la forza della loro rabbia si smuoverebbe una montagna dall’Himalaia al Golfo Persico.

E a me piacciono.

Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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