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Recensione Il giovane Holden di J.D. Salinger

“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira” (J. D. Salinger, “Il giovane Holden”)

Driiiin. Driiiin. Driiiiin.

“Pronto?”

“Ciao Holden! Sono Alfonso”

“Alfonso chi? Stavo dormendo, vita schifa!”

“E vabbè, dovevo dirti delle cose. Ho finito di leggere da un po’ il romanzo di cui sei protagonista; si, non dire niente, lo so che l’ho letto piuttosto tardi, ma forse è stato meglio così. Meglio essere cresciutelli (adulti sarebbe eccessivo) per capire meglio quello che racconti: di come l’adolescenza sia un periodo davvero complicato, nella ricerca di attenzione, comprensione, onestà.
Non so se te ne sei accorto, ma sei diventato un esempio, nel tuo essere combattuto fra un infinito desiderio di libertà e la necessità – tipica della tua età ma, credimi, non solo – di avere qualcuno accanto, in uno qualunque dei sentimenti che unisce gli esseri umani: amore, amicizia, lealtà.
Mi è piaciuto quel tuo sguardo disincantato di chi vuol capire il mondo, di chi si palleggia fra profonde domande esistenziali ed i dubbi sulla destinazione delle anatre quando il lago è ghiacciato.
E poi c’è da capirti, sei un ragazzo del ’51, non ti si può paragonare ad un diciassettene del secolo nuovo. Perchè, vedi…”

“Alfonso?”

“Si, dimmi”

“Rileggi un po’ la prima frase. E’ all’autore che avresti dovuto telefonare, non al protagonista. Queste cose mi lasciano secco”

Tu-tu-tu-tu-tu-tu.

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