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Recensione Acqua in bocca di Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli

copertina acqua in bocca andrea camilleri carlo lucarelli

Ho una sola, piccolissima critica da muovere: la postfazione di Daniele Di Gennaro – splendida, e perfetta nel raccontare il climi giocoso e competitivo assieme di due scrittori lanciati in un botta e risposta letterario – è talmente intrigante che avrebbe meritato addirittura di esser letta PRIMA del romanzo stesso. I miei più sinceri e formidabili complimenti a Di Gennaro e alla minimum fax tutta, che regala agli appassionati del genere un duetto assolutamente imperdibile.

A voler essere sinceri, un doppio duetto. Il primo è evidentemente quello fra Carlo Lucarelli e Andrea Camilleri, che riescono nel bel miracolo di conservare intatte le proprie prerogative narrative senza rendere “Acqua in bocca” un testo dissonante. I due si piacciono e si stimano, giocano a rilanciarsi il plot da una scrivania all’altra, in un romanzo costruito su ritagli di giornale, rapporti, e soprattutto epistole.

Epistole scambiate fra i due protagonisti del secondo duetto: il commissario Moltalbano (naturalmente) e l’ispettrice Grazia Nero. Sarebbe sufficiente per gli amanti del genere giallo e per la sua scuola italiana, che trova nei due scrittori ed in questi due personaggi in particolare un vero filone d’oro, ma tenetevi forte: nel continuo gioco di rimbalzo fra i due, opportunamente accomunato ad una jam session jazzistica o ad una infinita partita di tennis giocata gioiosamente, compariranno Coliandro, Catarella, Mimì Augello, la sempre più rompiballe Livia…

Non si tratta però unicamente, è bene precisarlo, di una chicca per appassionati; nel suo stile volutamente intermezzato e con le continue trovate di entrambi gli autori, si sviluppa una trama ricca, ironica, dura nei suoi riferimenti all’attualità. In un intreccio fra il noir bolognese ed il giallo siculo si produce una storia dal ritmo serrato, continui colpi di scena, un finale coerente eppure sorprendente.

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