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Recensione film: “Machete”

Parola d’ordine “esagerare”. Per cosa? Ottenere la perfezione!

“Machete” è tutto quello che lo spettatore, soprattutto maschio, ha sempre voluto veder raccolto in un solo film. È l’apoteosi! D’altra parte il pubblico doveva venire premiato per aver caldamente rotto le scatole sino a convincere l’allegra brigata Rodriguez – Tarantino a creare una pellicola da un trailer comparso per scherzo durante “Planet Terror”. Sbaglio?

Ed ora eccoci accontentati, è nato un mito.

Il buono, Danny Trejo infine in un ruolo da protagonista, con la sua faccia sbilenca (un po’ cattiva) ed il capello lungo, pronuncia poche parole ma alla cintola ha sempre l’immancabile machete (altro che cellulare!) necessario per ottenere vendetta. Perché lui era il miglior poliziotto e l’ha pagata. Il capo del narcotraffico gli ha teso una trappola per rovinargli vita e carriera così ora si ritrova oltreconfine a fare il lavoratore anonimo a giornata. Ma si sa il Texas è uno stato tutto particolare, non proprio accogliente nei confronti dei messicani in cerca di fortuna, quindi il nostro eroe si ritroverà presto invischiato in un losco intrigo dove il Dio-denaro regnerà sovrano.

Si comprende subito che sul suo cammino affronterà una parata di cattivi. Aprirà la carrellata il “narcos” Steven Seagal, un po’ gonfio ed imbolsito (saturo di botox?), decisamente caricatura dei personaggi che l’hanno reso celebre. Il testimone passerà quindi a Robert De Niro – John McLaughlin, un senatore ultra conservatore, tipico razzista con il paraocchi, personificazione del cittadino medio ottuso ed impaurito da tutto ciò di cui non ha controllo e conoscenza, che verrà tradito da Jeff Fahey –  un padre un po’ voglioso che pur di ottenere il potere cercherà di incastrare l’immigrato sbagliato. Immancabile a questo punto vi sia un tenente un po’…st****o: ecco quindi comparire Don Johnson, anche lui con gonfiori in volto piuttosto sospetti.

Ma non è finita qui, mancherebbe la gnocca. Niente paura, ogni palato verrà soddisfatto: c’è la micetta in imperante tacco 12 (Jessica Alba) che impugna la pistola con grazia e leggiadria; la rivoluzionaria in reggipetto e mitra (Michelle Rodriguez che pare il regista ami tanto armare quanto menomare) e la sbiellata, sogno erotico proibito del padre e non, che si fa la mamma in piscina per ovviare alla noia (possiamo biasimare la scelta di Lindsay Lohan?). Non manca nulla: la castana, la morettona e la bionda o se preferite la filiforme, la palestrata e la prosperosa. Tutte sparano e si ripassano il mito, Machete.

A far da collante ci pensa il testosterone: sotto una pioggia di bossoli potremo visionare un intero campionario di armi, auto eccessivamente truccate (quasi rimbalzano!), un’officina che riesce a modificare qualsiasi cosa (armi comprese), molti corpi muscolosi e tatuati e donne disinvoltamente ignude… mentre lui, il nostro Uomo, se le ripassa tutte, si prende le sue rivincite e sfoggia un machete sempre più grande man mano che scorrono i metri di pellicola.

Personaggi ironici che non si prendono mai sul serio, nessuno che sovrasta l’altro, tutti solo con una gran voglia di intrattenere il pubblico. Il messaggio politico c’è, ma non disturba e forse proprio per questo passa meglio. Certo è che noi ridiamo tutto il tempo e applaudiamo a più riprese alle meravigliose scene assurde alle quali assistiamo.

Aria anni 70, stile anni 80, trash da vero B-movie quasi anni 90, esagerato come tutto ciò che sia nato nel nuovo millennio. Insomma sembra non mancar nulla. È il caso di dirlo, “chiedi e ti sarà dato”… e io non vedo l’ora di annoverare nella mia collezione questo “action – western molto pulp” in cui anche la lunghezza dell’intestino ha la sua utilità 😉

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