Isadora e il consorte Enrique sono svegliati ogni mattina dei loro due gatti obesi, oggi però il loro “dolce” risveglio è interrotto dalla telefonata di Rosario, la figlia di Isa, che annuncia la propria visita pomeridiana. Sarà davvero una lunga giornata, densa di emozioni, quella che la coppia dovrà affrontare dopo aver ingollato uno zilione di variopinte pillole e aver scoperto di dover fare sette piani di scale a piedi qualora avessero bisogno di uscire dalle mura domestiche.

In pochi minuti è chiaro che abbiamo di fronte un’opera che ci intratterrà con intelligente leggiadria su temi pesanti e il nostro riso sarà amarissimo. Le aspettative non verranno per nulla disattese: la amabile coppia è anziana e con coraggio, inesauribile forza e una lucidità farcita di una grande dose di sarcasmo, affronta la quotidianità ed i problemi che la figlia minore, Rosario, avida, allo sbando e decisamente irresponsabile, continua a causare.

 

La protagonista è cosciente che l’età avanza e che il suo fisico abbia sempre minor voglia di collaborare ed è spaventata all’idea di perdere contatto con la realtà, cosa che le capita a più riprese durante la giornata e che solo grazie al supporto del marito non la trascina nell’oblio totale. Di certo non può contare su quella figlia, Rosario che a quarant’anni aspira ancora a una carriera da attrice, ha idee imprenditoriali drammaticamente fallimentari e convive con una donna che si fa chiamare Ugo. Il dialogo tra le due coppie diverrà in un batter d’occhio surreale e sancirà la superiorità degli anziani che ne usciranno vincenti grazie a quell’esperienza che oggi li tiene ben ancorati al presente e calati nella realtà, concedendo loro una flessibilità che i più giovani si possono solo sognare.

Due generazioni a confronto, due mentalità che si scontrano dentro le mura domestiche, rapporti familiari incrinati da mali comuni quali egoismo e avidità (che qui arrivano al punto di accecare Rosario e non farle neppure percepire la malattia di Isa), il dolore di una madre che lucidamente asseconda una figlia che non vuole e non può essere salvata (anche se ciò la porterà a rischiare la propria incolumità), la presa di coscienza della senilità e la voglia di non permettere allo sconforto di prendere il sopravvento, il senso di colpa e molto di più in questi intensissimi 88 minuti, pressoché tutti in interni, del talentuoso duo Pedro Peirano e Sebastián Silva.

 

Rimaniamo impressionati da come la soffusa e caldissima luce abbracci e faccia da contraltare ai taglientissimi dialoghi e alle rigide ed efficaci recitazioni dei protagonisti: Bélgica Castro (la nostra Isadora) è da brivido e Claudia Celedón (Rosario) è talmente brava da provocare in noi a più riprese veri e propri moti di stizza. Il pubblico si ritrova, infatti, molto presto a tifare per l’instabile Isa e lascerà la sala esausto e decisamente pensieroso. C’è molta vita e voglia di vivere in questa grande prova di recitazione e regia e noi, stremati, ci sentiamo infine sollevati: al Milano Film Festival, edizione 2011, il vento sta cambiando.

Una perfetta e convincente opera che potrebbe divenire un’incredibile pièce teatrale. Da non perdere!

 

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