Quello che si apre davanti a noi è uno scenario atipico in cui due esseri, ricoperti da un lenzuolo, scambiano un dialogo povero, in un ambiente vuoto che ci fa venir freddo. Uno dei due sarà spesso in sella a un cavallo (che parrebbe essere un medievale memento mori), l’altro sarà sempre a piedi o su di una sedia a rotelle. Sin dalle prime battute siamo messi a conoscenza del fatto che i due personaggi siano fantasmi, russi e annoiati della loro condizione errante. Essi concordano sulla necessità di consultare al più presto “l’oracolo” per comprendere come poter cambiare forma (dando quindi per implicito che tale situazione sia passeggera) e tornare ad una situazione corporea.

 

Inizia così il loro viaggio sulla via di San Giacomo (perennemente sotto l’immancabile lenzuolo) sino a Finis-terrae, da Barcelona attraverso Coruna (che, l’autore ci ricorda essere entrambe sedi del Sònar) passando per Santiago de Compostela. Il riferimento ai luoghi non è casuale e il pellegrinaggio è voluto in quanto necessaria purificazione per ottenere una vita terrena. Sul loro cammino attraverso territori tanto belli quanto isolati e disabitati, i due protagonisti incontreranno diversi, talvolta bizzarri, personaggi che li metteranno alla prova o semplicemente faranno loro compagnia (taluni anche solo nei loro sogni).

Ci viene presentata una nuova versione e visione del concetto di viaggio. Qui esso appare molto onirico e surreale, ma (per fortuna!), viene proposto sempre con il sorriso da un Caballero che, pur non svestendo mai del tutto i panni di esperto di musica e festival musicali, indossa anche le vesti di cineasta. L’attenzione alla colonna sonora ed ai dettagli è alta e percepibile sin dai primi accordi e fotogrammi e lo stesso autore, presente in sala, ci conferma che prima ha girato le immagini, poi ha scelto ed aggiunto la musica e da ultimo si è dedicato alla sceneggiatura. Insomma… un film sorto dopo una lavorazione tutta sottosopra!

 

Leggendo la stampa internazionale, si scopre il motivo per cui (forse) gli organizzatori del MFF non abbiano mai avuto dubbi su quest’opera: nata inizialmente solo come presentazione della nuova edizione di Sònar, ha inaspettatamente sbaragliato la concorrenza al festival del cinema di Rotterdam (che ho appena scoperto essere molto apprezzato dal nostro cinema indipendente al pari di un Sundance) aggiudicandosi il premio più ambito. Da ciò ne sono discesi riconoscimenti continui sino alla distribuzione nelle sale cinematografiche iberiche. Davvero non male per un esordiente…

Chiudiamo con una nota di colore (è il caso di dirlo): se la fotografia vi ricorda quella di “A single Man” di Tom Ford, non stupitevi perché essa è stata davvero curata da Eduard Grau. Chapeau a Caballero!

 

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