Ma se domani... > Cinema > Recensioni > Recensione Priest: l’inferno alla luce del sole

Recensione Priest: l’inferno alla luce del sole

Dimenticate i vampiri carismatici, affascinanti e dallo sguardo magnetico descritti in tomi di altri tempi, misteriosi uomini che per secoli hanno attraversato le epoche avvolti nei loro ricchi abiti, celandosi dietro gli usci di nobili dimore in cui custodivano pietre miliari della storia, della letteratura e di ogni forma d’arte, persone di una bellezza da sogno che sul grande schermo avevano i volti di Gary Oldman o di Brad Pitt. Questa versione della storia è decisamente più apocalittica, angosciante e non sognereste mai di divenire la Mina di tali demoniache creature.

Quelli presentati dal regista Scott Stewart sono viscidi esseri abominevoli, che non hanno sembianze umane, sono sprovvisti di gusto estetico e non sono interessati a noi se non per il nutrimento che possiamo fornire loro o (se ci va bene) per servigi degni del peggiore degli schiavi. Ma forse, come ci ricorda uno dei protagonisti, se sei un derelitto, anche quello può assumere un suo fascino…

Ai nostri occhi si presenta uno scenario post-apocalittico in cui la Chiesa è sovrana indiscussa del mondo, i preti sono tornati ad essere temibili guerrieri al servizio di Dio, la cui nuova crociata è nei confronti dei non-morti che hanno perso non solo le umane sembianze ma pure l’uso della parola, ora ci aggrediscono sbavando ed emanando stridenti e poco chiare grida che i nostri impavidi sacerdoti sanno inspiegabilmente comprendere. Il primo round sembra se lo siano aggiudicati i protettori dell’umanità, ma qualcosa pare sia andato storto posto che dai campi in cui erano stati rinchiusi gli sconfitti vampiri qualcuno se l’è data a gambe ed ha deciso di riconquistare il mondo alla luce del sole.

Paul Bettany è il nostro eroe, il prete che contraddice il Sommo Capo e i suoi voti pur di soccorrere la famiglia e così facendo scoprirà che qualcosa non quadra, sterminerà il cattivo di turno ma… i conti non torneranno, qualche mistero rimarrà irrisolto, una porta resterà socchiusa e pronta ad un sequel. Solo che questa pellicola, con medesima regia e protagonista di “Legion”, non pare aver soddisfatto i pronostici, quindi la storia potrebbe finire dove è iniziata. Sotto certi aspetti ciò dispiace: per una volta ci si era svincolati dalla letteratura e pittura per dar vita ad un action-fanta-horror molto fine a sé stesso, ma proprio per questo decisamente rilassante.

Impressiona notare che tra i produttori vi sia anche Sam Raimi, che di horror e trasposizioni sul video di fumetti ha vasta esperienza, quindi pare quasi impossibile che l’ingranaggio si sia inceppato. Rischiosa la scelta di un one man show, nonostante Bettany sembra si stia specializzando in ruoli cupi con forte componente etico-morale e soprattutto stia consolidando l’alchimia con il regista Stewart, il quale basandosi su una grafic novel coreana molto in voga (a firma Hyung Min-Woo), si addentra nuovamente in un mito. Sorge il dubbio che l’argomento sia stato trattato in modo scomodo, fastidioso, irritante per qualcuno, di fatto, mostra una Chiesa despotica, mortificante e poco incline all’ascolto o al perdono, che in certi momenti fa venire voglia anche a noi di qua dello schermo d’essere vampirizzati. Motivo per cui un giro lo vale: il film è curato, la trama proposta davvero alternativa e i tributi alla storia del cinema molti ed interessanti.

I film con Paul Bettany li trovate su Amazon.it

Related posts

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi