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Recensione 1Q84 ultimo romanzo di Haruki Murakami

By | 2016-02-29T23:55:18+00:00 novembre 25, 2011|Lettura, Recensioni|

copertina 1Q84 haruki murakami

Ci sono situazioni in cui mi scopro un po’ teatrale. In ambito domestico, pensavo di aver raggiunto il massimo della espressività gestuale in occasione del gol di Del Piero a Germania 2006, ma ieri son riuscito a superarmi. Avevo appena completato la lettura di 1Q84, l’ultimo romanzo di Haruki Murakami, e non ho potuto trattenermi: mi sono alzato dal divano su cui mi ero goduto le ultime facciate, ho appoggiato il volume sulla scrivania e mi sono messo ad applaudire platealmente.

Come altro fare per omaggiare 700 intensissime pagine che, ripercorrendo le tematiche care allo scrittore nipponico, ne sintetizzano la cifra stilistica e rischiano seriamente di far gridare al capolavoro?

1Q84 (titolo che è un omaggio ad Orwell e sintetizza in quella Q sostitutiva del nove i misteri di un punto di domanda, o question mark) racchiude la storia di due protagonisti che rimarranno a lungo scolpiti nella mia immaginazione: Aomame, splendido esemplare di ragazza e mortifera macchina da guerra addestrata alla soppressione di uomini che hanno fatto del male ad una o più donne, e Tengo, ghostwriter di professione con un romanzo personale in divenire. Tra i due – indissolubilmente legati da un evento infantile che li accompagna fino all’età adulta, si posiziona Fukaeri, fanciulla diciassettenne autrice di un romanzo (“Crisalide d’aria”) che ci conduce ad una realtà surreale fatta di minuscole creature, cieli differenti, mondi paralleli.

Il romanzo si sviluppa così in un continuo e musicale contraltare fra due narrazioni, con capitoli alternati che sviluppano la storia dell’uno o dell’altro protagonista. L’effetto più immediato è che fai una fatica boia a staccarti da queste pagine, perchè al temine del capitolo dedicato a Tengo vorresti saperne di più, ma inizia quello in cui la protagonista è Aomame, e avanti così… Sei totalmente assorbito dalla trama,  desideroso di saperne di più e contemporaneamente rapito dalla capacità di Murakami di alternare piccole perle di assoluta realtà quotidiana in cui specchiarsi e mondi-situazioni di fantasia in cui tuffarsi. E ti sorprendi, perchè scopri che non sai più a quale delle due vorresti fare riferimento, sognando quasi di aprire la finestra ad un cielo novembrino milanese con la speranza di vedere l’oscurità illuminata da due lune, in questo freddo 2Q11.

C’è un punto del romanzo in cui un critico letterario recensisce il libro della misteriosa Fukaeri con queste parole:

“Come storia è molto interessante e trascina con forza irresistibile il lettore fino alla fine, ma riguardo a cosa siano la crisalide d’aria e i Little People galleggiamo fino all’ultimo in una piscina piena di misteriosi punti interrogativi”.

Sono elementi che sono spesso criticati nell’opera letteraria di Murakami; anche per questo, mi piace chiudere con una citazione tratta dalla pagina successiva, che costituisce insieme una risposta a quei dubbi ed un finale perfetto per una recensione:

“Eppure chi mai potrebbe salvare l’umanità intera? Se anche tutte le divinità del mondo si incontrassero, non riuscirebbero a eliminare gli arsenali nucleari, nè a estirpare il terrorismo. Nè riuscirebbero a far cessare la siccità in Africa, e tantomeno a far tornare in vita John Lennon. Anzi, con ogni probabilità, si dividerebbero in fazioni e darebbero vita a una lite furibonda. E il mondo precipiterebbe ancora di più nel caos. Se penso a uno scenario del genere, aver messo le persone a galleggiare in una piscina misteriosa piena di punti interrogativi, non mi sembra poi una colpa così grave”

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Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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