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Recensione 1Q84 ultimo romanzo di Haruki Murakami

copertina 1Q84 haruki murakami

Ci sono situazioni in cui mi scopro un po’ teatrale. In ambito domestico, pensavo di aver raggiunto il massimo della espressività gestuale in occasione del gol di Del Piero a Germania 2006, ma ieri son riuscito a superarmi. Avevo appena completato la lettura di 1Q84, l’ultimo romanzo di Haruki Murakami, e non ho potuto trattenermi: mi sono alzato dal divano su cui mi ero goduto le ultime facciate, ho appoggiato il volume sulla scrivania e mi sono messo ad applaudire platealmente.

Come altro fare per omaggiare 700 intensissime pagine che, ripercorrendo le tematiche care allo scrittore nipponico, ne sintetizzano la cifra stilistica e rischiano seriamente di far gridare al capolavoro?

1Q84 (titolo che è un omaggio ad Orwell e sintetizza in quella Q sostitutiva del nove i misteri di un punto di domanda, o question mark) racchiude la storia di due protagonisti che rimarranno a lungo scolpiti nella mia immaginazione: Aomame, splendido esemplare di ragazza e mortifera macchina da guerra addestrata alla soppressione di uomini che hanno fatto del male ad una o più donne, e Tengo, ghostwriter di professione con un romanzo personale in divenire. Tra i due – indissolubilmente legati da un evento infantile che li accompagna fino all’età adulta, si posiziona Fukaeri, fanciulla diciassettenne autrice di un romanzo (“Crisalide d’aria”) che ci conduce ad una realtà surreale fatta di minuscole creature, cieli differenti, mondi paralleli.

Il romanzo si sviluppa così in un continuo e musicale contraltare fra due narrazioni, con capitoli alternati che sviluppano la storia dell’uno o dell’altro protagonista. L’effetto più immediato è che fai una fatica boia a staccarti da queste pagine, perchè al temine del capitolo dedicato a Tengo vorresti saperne di più, ma inizia quello in cui la protagonista è Aomame, e avanti così… Sei totalmente assorbito dalla trama,  desideroso di saperne di più e contemporaneamente rapito dalla capacità di Murakami di alternare piccole perle di assoluta realtà quotidiana in cui specchiarsi e mondi-situazioni di fantasia in cui tuffarsi. E ti sorprendi, perchè scopri che non sai più a quale delle due vorresti fare riferimento, sognando quasi di aprire la finestra ad un cielo novembrino milanese con la speranza di vedere l’oscurità illuminata da due lune, in questo freddo 2Q11.

C’è un punto del romanzo in cui un critico letterario recensisce il libro della misteriosa Fukaeri con queste parole:

“Come storia è molto interessante e trascina con forza irresistibile il lettore fino alla fine, ma riguardo a cosa siano la crisalide d’aria e i Little People galleggiamo fino all’ultimo in una piscina piena di misteriosi punti interrogativi”.

Sono elementi che sono spesso criticati nell’opera letteraria di Murakami; anche per questo, mi piace chiudere con una citazione tratta dalla pagina successiva, che costituisce insieme una risposta a quei dubbi ed un finale perfetto per una recensione:

“Eppure chi mai potrebbe salvare l’umanità intera? Se anche tutte le divinità del mondo si incontrassero, non riuscirebbero a eliminare gli arsenali nucleari, nè a estirpare il terrorismo. Nè riuscirebbero a far cessare la siccità in Africa, e tantomeno a far tornare in vita John Lennon. Anzi, con ogni probabilità, si dividerebbero in fazioni e darebbero vita a una lite furibonda. E il mondo precipiterebbe ancora di più nel caos. Se penso a uno scenario del genere, aver messo le persone a galleggiare in una piscina misteriosa piena di punti interrogativi, non mi sembra poi una colpa così grave”

L’ultimo romanzo di Murakami è scontato su Amazon.it

 

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Comment(6)

  • Yuri
    12/09/2011 at 14:46

    L’ho terminato ieri, ed era da parecchio che volevo leggere questa recensione per evitare qualsiasi tipo di spoiler.

    Sai cosa conterrà il libro terzo?
    Voglio evitare di cercare informazioni da fonti in inglese per evitare spoileroni di dimensioni megagalattiche.

  • Alf76
    12/09/2011 at 23:42

    Ciao Yuri,
    ho il tuo stesso problema/timore di fantozziane spoilerate, ma in ogni caso al momento se ne sa davvero poco: in una intervista Murakami si limita a sostenere che “ho iniziato a chiedermi se le cose fossero state spiegate fino in fondo, e realizzai di voler scrivere il terzo volume.”
    Su Wikipedia si sostiene che Ushikawa (l’avvocato minacciosissimo) diventi un personaggio centrale, ma il terzo libro è uscito solo in Giappone, quindi senza sapersi destreggiare con i kanji è davvero dura recuperare informazioni aggiuntive!

  • Marzio
    07/11/2012 at 14:31

    Non l’avete trovato pieno di lungaggini?
    Ogni aspetto resta irrisolto (ok, manca il seguito) e ho la sensazione che non ci sia alcun significato da cogliere. Non che sia indispensabile ricavare un “messaggio” da un testo, ma qui a tratti sembra che le cose capitino per riempire le pagine; e ne capitano pure poche!
    Non fosse scritto (o tradotto) in un italiano scorrevolissimo, avrei trovato dura terminarlo.

    • Alf76
      07/12/2012 at 23:35

      Ciao Marzio, in realtà un pochino è come dici tu. Ed è tipico dei romanzi di Murakami, tranne forse Tokio Blues: un senso di indeterminatezza e di assoluto onirismo che a me piace. E, davvero, grazie del tuo passaggio qui!

  • AppenaFinito
    12/11/2012 at 15:08

    Ciao, ho appena finito la trilogia.
    Casualmente ho anche appena scoperto che i “Little people” sono state prima di tutto creature immaginarie partorite dalla mente malata di David Chapman, l’assassino di Lennon, curioso, no ?

    Ciao.

    “riguardo a cosa siano la crisalide d’aria e i Little People galleggiamo fino all’ultimo in una piscina piena di misteriosi punti interrogativi.

    Se anche tutte le divinità del mondo si incontrassero, non riuscirebbero a eliminare gli arsenali nucleari, nè a estirpare il terrorismo. Nè riuscirebbero a far cessare la siccità in Africa, e tantomeno a far tornare in vita John Lennon.”

  • Riccardo
    12/14/2012 at 08:37

    Concordo sul fatto che sia un libro di eccezionale fascino. Non ho strumenti per dire se sia un capolavoro anche perché, leggendolo in traduzione, non posso valutare pienamente lo stile. Trovo che sia una storia (o meglio, che siano tante storie) magnetica, di grande profondità per quello che concerne il tema della solitudine. La traduzione (se è alla traduzione che dobbiamo imputare questo limite) mi restituisce un testo scritto non sempre magistralmente (a voi non sembra che qua e là ci siano delle cadute di tono? Forse volute?) ma solido nel suo impianto. MI sono innamorato fin da subito di Tengo e Aomame, e del mondo così sfilacciato che li circonda. La vecchia signora che incarica Aomame degli omicidi ricevendola nella serra delle farfalle, a mio personalissimo avviso, rimane una delle più folgoranti intuizioni del romanzo. Non vedo l’ora di leggere la terza parte.
    Grazie dell’ospitalità!

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