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The IRON LADY

E’ notizia di pochi giorni fa che l’attrice più inossidabile di Hollywood, Meryl Streep, abbia sbaragliato la concorrenza aggiudicandosi un Golden Globe per la sua interpretazione nel film “The Iron Lady”. L’aspettativa intorno a questa pellicola era già alta ed ora è divenuta notevole, ma solo venerdì 27 gennaio il pubblico di casa nostra potrà esprimersi. Nell’attesa che arrivi doppiato nelle sale, noi abbiamo avuto il privilegio di sentire ogni sfaccettatura di questo incredibile, appassionante ed appassionato one woman show.

Certo, ci vuole un gran coraggio a fare un film – un’opera di finzione che, come sottolineato a più riprese da regista, sceneggiatrice e produttore, vuole rimanere tale dal primo all’ultimo fotogramma –  su una persona vivente, più che in vista (ha fatto la storia del suo paese e non solo!) affidandone l’interpretazione ad una attrice americana. Una volta di più il popolo d’oltremanica si conferma un abile scommettitore e potendo contare su un’artista del calibro della signora Streep non deve aver perso il sonno.

Fiducia ben riposta dato che la Lady di Ferro, definizione che ironicamente fu affibbiata al Primo Ministro Britannico dall’ex Unione Sovietica, si trova a fare i conti con una attrice che pare esserle stata accanto per molto tempo! Da non madrelingua, ma cresciuta in ambienti anglofoni e soprattutto con un quantitativo di primavere sulle spalle tale da ricordare il lungo mandato della Baronessa, l’interpretazione è davvero strabiliante e conferma le altissime aspettative: la protagonista che si presenta sullo schermo catalizza gli spettatori e fulminea li trascina dentro la storia, rispolverando in un lampo avvenimenti sepolti nei cassetti della nostra memoria.

Non è una biografia, ma neppure un dramma di fanta-politica, gli accadimenti storici sono l’ovvia cornice ad una fotografia che vuole portare in superficie la donna, il lato umano e, perché no, le debolezze di una persona che è riuscita a spezzare in una sola volta molti tabù e a diventare il volto, la portavoce dei Conservatori (una donna, ah!) e di una nazione poco dopo. E’ la visione di una storia nota ai più, narrata dal punto di vista di una fragile anziana che deve affrancarsi dai propri demoni, deve tagliare i legami col passato e accettare di vivere in un presente fatto di solitudine e fragilità.

La rassegnazione porta con se molta tristezza, ma non per forza lacrime e pregevole è vedere che tutti si siano prodigati a dar vita ad una pellicola che fosse non solo apolitica ma pure sprovvista di giudizi di valore, quindi in fondo coerente con un personaggio, tanto amato quanto odiato, che forse si domanderà se finirà dimenticata, se le rinunce per raggiungere il potere e le scelte fatte per il (presunto) bene di molti (talvolta a discapito dei propri affetti) finiranno per essere apprezzate dai posteri. Con lucidità la regista di Mamma Mia, Phillida Lloyd, decide di ripercorrere l’incredibile ascesa e la caduta di una persona e grazie all’analisi di cosa comporti (soprattutto emotivamente) perdere tutto, con delicatezza, ritmo e grande attenzione ai dettagli non ci fa percepire lo scorrere del tempo e in un soffio ci ritroviamo alle battute finali.

Film definito da alcuni shakespeariano, sicuramente è una parabola sugli esseri umani che rende onore ad una grande donna.

 

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Comment(2)

  • N.
    02/29/2012 at 23:44

    Certo che se i votanti agli Oscar avessero sentito l’elogio di V. a questa interpretazione che mi ha fatto sull’aereo di ritorno da Berlino, Meryl Streep ne avrebbe vinte due di statuette… saluti da Chemnitz N.

  • V.
    03/01/2012 at 08:53

    🙂 Riuscito a vederlo?
    Hai ragione, fosse stato per me avrei inventato una categoria extra per darle due statuette 🙂
    Torna a trovarci!

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