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Recensione romanzo A volte ritorno

Trama: l’Altissimo (si proprio lui, Dio) torna al lavoro dopo essersi preso qualche giorno di meritata vacanza.  Al suo rientro in ufficio (si, Dio ha un ufficio in Paradiso) scopre che le cose sono un po’ peggiorate: a cinque settimane celesti corrispondono infatti sette secoli terrestri ed il mondo da Lui lasciato in pieno Rinascimento e’ piombato nelle miserie dei giorni nostri. Dopo una divina incazzatura che ricorda molto da vicino le furie degli Dei omerici, la decisione: Gesù deve tornare fra i mortali e provare a dare una sveglia alle genti del Duemila.

Non ho alcuna intenzione di raccontare altro, sebbene la quarta di copertina sia meno parca di notizie di me: non potrei sopportare l’idea di privarvi di uno solo dei millemila momenti di purissimo divertimento che questo sguaiato, irresistibile, irriverente romanzo e’ in grado di regalare. Mi basta accennare al fatto che, e non mi succedeva da un po’, appena terminata la lettura ho sentito il bisogno immediato di raccontare questa mia piccola scoperta a chiunque mi capitasse a tiro. Son partite telefonate, mail, sms, e mi son dovuto trattenere dal mostrarne la copertina a chiunque mi capitasse a tiro, fosse un vicino di casa di cui ignoravo l’esistenza o uno sfortunato avventore della metropolitana milanese incappato nella mia furia di condivisione.

E così eccomi qui, con una tastiera sotto le dita a cercare di trascinarvi con me in questa folle lettura che si sviluppa un po’ on the road, si contraddistingue per una scorrettezza che – lo ammetto – potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno ma alla quale non posso che tributare un omaggio. Personaggi che entrano in picchiata nel tessuto cardiaco (e converrete con me che non si trattava di una operazione necessariamente semplice), gamma tonale delle emozioni che vira dal sarcasmo più bieco alla tenerezza condita di un minimo filo di commozione, trovate lessicali e narrative che fanno gridare al miracolo (ehm… temine adatto al contesto, effettivamente…). Vi sorprenderete a ignorare qualsiasi cosa vi tenga lontani da queste pagine, scoppierete in risolini isterici non sempre adeguati al luogo in cui state leggendo, terminerete la lettura e uscirete di casa con l’espressione di quella che ha comprato le scarpe nuove e ha la precisa, sicura sensazione che tutti le stiano guardando i piedi con approvazione.

Persino la copertina ed il titolo meritano un osanna (non riesco a resistere a triti giochini di parole): l’originale “The second Coming” già non era male, ma la traduzione in “A volte ritorno” si conquista un posto di rilievo nella scarna classifica di ottime trasposizioni dall’inglese all’italiano.

Datemi ascolto: fatevi indurre in tentazione (…) e godetevi un racconto che non annoia mai, potrà forse farvi indignare un po’ ma non mancherà di suscitare anche qualche riflessione.

Non fatevi pregare, su.

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Comment(1)

  • Micky
    05/23/2014 at 14:10

    Ciao Alf,
    la tua recensione mi aveva conquistata e ora, a libro finito, posso dire che ci avevi azzeccato 🙂 io sono un pò “bigotta” e tutte ste parolacce non le ho gradite molto ma devo dire che è stato comunque uno dei libri più belli letti ultimamente. L’idea era davvero originale, anzi il modo di trattare un argomento così delicato e oserei dire inflazionato (in 2000 anni di storia). Sinceramente mi aspettavo un finale più rock o forse semplicemente meno triste però nel complesso è stata una piacevole lettura. Grazie del consiglio e del libro (lunedì torna a casina).

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