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Recensione libro Respiro corto di Massimo Carlotto

Ah ma io me la ricordo bene quella discussione. Si ripeteva seguendo lo stesso copione più o meno una volta al mese.

“Certo che ti piace Carlotto” diceva lui “come potresti non apprezzare i libri di uno che 1. è un giallista 2. è italiano 3. ambienta le sue storie nel Nord Est?”

“Ma cosa vuol dire?” ribattevo io “ho scaraventato sul web grandi perplessità su autori ben più noti, anch’essi italiani e giallisti. E’ che a me le storie dell’Alligatore piacciono proprio: è un gran bel protagonista, un curioso mix di durezza e sensibilità, e poi…”

“Si si come no” mi interrompeva lui “fossero ambientate nei Paesi Bassi li avresti già lasciati perdere. E poi a me questi personaggi borderline fra giustizia privata e malavita non piacciono tanto. Finiscono per giustificare qualsiasi comportamento…”

A questa risposta mi si annebbiava la vista, il cervello componeva un paio di parole che comportano la detenzione in almeno un paio di stati e finivo per allontanarmi scuotendo vigorosamente il capo.

E’ passato del tempo, gli anni e le situazioni allontanano le persone (ma giuro che non abbiamo litigato su un libro di Carlotto) e mi manca la possibilità di mandare un SMS, quindi approfitterò spietatamente di questo spazio per comunicare che:

“Uscito nuovo libro Carlotto. Non è ambientato nel N-E. E’ un bellissimo noir”.

Abbandonata dunque l’ambientazione veneta – come avrete capito dalla lunga e personale introduzione – ed suo protagonista più famoso, Massimo Carlotto ci regala un altro pezzo di purissima bravura noir dedicandosi ad una trama nerissima ospitata da Marsiglia, città che non può non riportare alla memoria degli appassionati Jean-Claude Izzo e la sua trilogia che fa del principale porto francese un vero e proprio protagonista. Bene, che sia chiaro da subito che “Respiro Corto” non soffre minimamente il paragone con i suoi illustri predecessori.

In questo suo nuovo romanzo, Carlotto affianca la nuova realtà della globalizzazione che estende i suoi tentacoli anche in zone già occupate dalla delinquenza storica alla ormai tradizionale descrizione di un mondo criminale composto di connivenze politiche e malinterpretate leggi dell’onore. Uno scontro di mondi: da una parte i gangster radicati in un territorio complesso come quello marsigliese, e dall’altra la nuova generazione della malavita, composta da giovani che hanno saldato il loro patto di sangue nell’università pagata da papà-Mafia e sono avvezzi a operazioni speculative finanziarie, nuove tecnologie, ecomafie, traffico di organi.

Ancora una volta, Carlotto si avvale delle sue migliori caratteristiche di autore in grado di interpretare lucidamente la realtà trasformandola in un romanzo teso e vibrante da cui è impossibile fuggire: la trama è assolutamente solida, i personaggi coerenti e diabolicamente affascinanti, ed il confine fra il Bene e il Male si fa di pagina in pagina più sottile, quasi a ricordare che l’unico contesto in cui i Buoni e i Cattivi sono nettamente separati è la lavagna di una scuola elementare.

Io mi ci sono perso e ritrovato piacevolmente, con l’unico rammarico di non poter inviare quell’SMS.

La citazione:

“Ines alzò il calice: “Un brindisi ai cattivi ragazzi di Leeds”.
Giuseppe ricordò il motto: “I più cattivi. Noi siamo quelli che ammazzano i genitori per andare alla gita degli orfani”

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