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Recensione film Gli Infedeli (Les Infidèles)

“L’infedeltà maschile e le sue numerose declinazioni, viste da sette registi”. Questa la presentazione  ufficiale del film in uscita oggi, Gli Infedeli, ideato e realizzato dall’oramai nuovo sex symbol (nonché premio Oscar per The Artist) Jean Dujardin e da Gilles Lellouche, amico e spalla sul set come nella vita.

Cast e regia degli episodi dal trait d’union davvero intrigante, è la crème de la crème della cinematografia francese: ritroviamo molti volti noti sia dietro sia davanti la macchina da presa – da Giullaume Canet (regista del recente Les petit Mouchoirs e visto anche nell’Hollywoodiano Last Night) alla regista di Polisse (Emmanuelle Bercot) sino a Michael Hazanavicius (già regista di The Artist) – che si sono riuniti per dare vita ad una pellicola che appare come un’unica storia pur essendo un collage di esperienze, di un vissuto tutto al maschile.

J. Dujardin e G. Canet

Film la cui locandina (in un secondo tempo cambiata) sembrava in grado di far perdere la corsa all’Accademy del suo ideatore e primario interprete, Gli Infedeli ci dimostra ancora una volta quanto  i francesi si stiano imponendo nel panorama internazionale. Una “cricca” di professionisti che ha compreso come l’unione faccia la forza, che la squadra sia in grado di costruire molto e più in fretta e che ci hanno dato dentro, sfornando una successione di pellicole di buon livello con alcune addirittura che rasentano l’ottimo, cosa che ha suscitato molta curiosità (e qualche invidia) tra il pubblico oltre i propri confini nazionali.

Questo è un progetto precedente a quelli visti ultimamente, arrivato nelle sale con molto ritardo ma sicuramente nella migliore stagione: quella primavera che vede le donne spogliarsi ai primi caldi e gli uomini surriscaldare gli ormoni all’idea di cosa li aspetterà nei mesi a venire. Molta rimarrà solo una fantasia (se non fantascienza), però è innegabile che il tradimento sia cosa ben più comune di quanto si tenda a credere e che i mesi più caldi siano “stimolanti”;)

J. Dujardin e G. Lellouche

Ma quanti tipi di infedeltà possiamo contare? Quella che, di fatto, è solo una fantasia che non si concretizzerà mai per assenza di coraggio; quella che si vorrebbe ma non si ha il c.d. physique du rôle, quella compulsiva ossessiva, quella erronea e poi?

Il duo ci propone ben sette varianti intervallate da gag che sono probabilmente la parte più esilarante dell’opera, alcune sono vere e proprie caricature, altre sono realistiche rappresentazioni di una triste realtà che sfiora il patetico, non manca una drammatica ed intensa parentesi ma si chiude il cerchio in modo spumeggiante e leggero. Nessuna morale, nessuna sorpresa (tentativo già visto proprio a casa nostra con un risultato a tratti migliore), sicuramente uno dei pochi casi un cui viene impressa su pellicola una realtà che potrebbe scivolare in altra filmografia (più voyoristica o scollacciata se non demenziale all’americana) ma che riesce a rimanere un film “per tutti”.

Opera non perfetta che per un paio di giorni mi ha fatto rimanere in bilico tra la bocciatura e il rimandato a settembre prima di realizzare di averla citata in più occasioni. Inequivocabile segno che qualcosa di buono vi è e probabilmente è proprio quella goliardica voglia di prendere per i fondelli sé stessi ed i comportamenti più vigliacchi della propria specie, motivo per cui nonostante le debolezze rimane un film godibile.

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