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Cannes 2012: Competition – Jagten

Siamo in una piccola comunità danese, tipicamente nordica, calda per accoglienza e supporto umano nonostante la latitudine. La parte più confortevole di vivere in una micro realtà (indipendentemente da dove essa si trovi)  è il mutuo soccorso, il cameratismo, l’assenza di solitudine che si prova. Certo, vi è un retro della medaglia di non poco conto: se  tutti sanno ogni cosa di voi nel bene, ciò avverrà anche nel male, anzi diverrà un vero e proprio incubo che potrete solo subire impotenti.

Se il vostro divorzio sarà difficile e ben poco consensuale, pieno di ricatti e approderà in un’aula di tribunale, gli amici, i vicini e il resto delle comunità vi supporteranno, ma se il sospetto si insinuerà nelle loro menti allora sarete spacciati. Non ci sarà alcuna prova abbastanza forte da liberarvi dall’alea che vi circonderà e non vi lascerà mai più, sarete vita natural durante condannati. Come mantenere la dignità? Come poter condurre una esistenza tranquilla e per quanto possibile tornare alla normalità, senza per forza ricorrere alla fuga? Esiste veramente il concetto di essere innocenti sino a prova contraria?

(c) Per Arnesen

Il primo difficile punto che sviscera il talentoso regista danese è decisamente la moderna versione della caccia alle streghe, in cui si ha la tendenza a credere più alle voci che non ai fatti e soprattutto l’imparzialità sta divenendo un concetto molto oscuro. Una gran brutta abitudine sviluppatasi nella seconda parte del secolo scorso che ci siamo trascinati nel nuovo millennio amplificandola sino alle estreme conseguenze. Ma questo è solo uno dei due pilastri su cui si basa il film. ll secondo è tanto delicato quanto controverso: cosa fare di fronte alla alterazione dei fatti tipica dei bambini di età pre-scolastica che non riescono ancora a scindere la fantasia dalla realtà e a non deformare quest’ultima (cosa che purtroppo accada anche a molti adulti)?

Il compito principale di un adulto è di proteggere i più piccoli – coloro che sono indifesi,  decisamente innocenti e malleabili – soprattutto da eventuali comportamenti di plagio o violenza. Si sa, quella è l’età dell’innocenza, loro non mentono mai, però direbbero qualsiasi cosa per ottenere l’approvazione parentale con il problema (non di poco conto) che il loro ricordo non saprà più distinguere ciò che è realmente accaduto da ciò che è stato solo detto per compiacere. E ciò rende difficoltoso il ruoto degli adulti soprattutto se delle “innocenti” bugie vengono dette ripetendo parole scurrili. I problemi che creeranno saranno di non poco conto e potrebbero segnare una vita per sempre.

(c) Per Arnesen

Una prospettiva capovolta, inconsueta e tragica quella proposta in questa pellicola intensa che si è meritata un applauso. Senza morale, senza pietismo e senza indicarci quale sia il comportamento corretto (anche perchè il regista abilmente ci cala nei nei panni di tutti facendoci percepire ogni comportamento come quello migliore) Vinterberg ci mostra come gli equilibri si modifichino col progredire della storia e come siano delicate e difficilmente gestibili le posizioni di tutti i giocatori che a rotazione passano da vittime a carnefici. Il tutto sempre con un particolare occhio di riguardo alla dignità umana, ai diritti di tutti noi e alla possibilità di condurre una vita normale.

Sobrio, elegante, spiazzante che speriamo susciti abbastanza curiosità da venir distribuito anche da noi.

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