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La strada verso il Paradiso può essere ricca di ostacoli…


Adrian Grunberg vi dice qualcosa? Ai più non credo proprio. D’altro canto è solo un esordiente dietro la macchina da presa che ha avuto esperienza come aiuto alla regia di Mel Gibson, nome che sino a qualche tempo fa avrebbe suscitato un corale “oh…” mentre oggi fa solo storcere il naso dato che la memoria in pochi secondi lo collega a quelle notizie (fritto)misto di cronaca e gossip degli ultimi anni. Peccato, perché questo neo-regista di numeri sembra averne parecchi: ha carattere e sa osare mescolare generi, ma soprattutto ha saputo creare in pochi secondi situazioni a cui i colleghi ben più rodati arrivano (e non tutti!) solo dopo due ore di pellicola.

Di nuovo, non sapete di cosa stia parlando? I primi dieci minuti di questo “Viaggio in Paradiso” (traduzione un po’ così di un titolo originale ben più eloquente “How I spent my summer Vacation”) sono davvero un elettrizzante crescendo di action e commedia: un inseguimento senza esclusione di colpi e battute (!) per un ingresso in scena di Mel Gibson senza precedenti!

Così, dopo un tale prologo, ci ritroviamo all’interno di una delle carceri più assurde che la storia messicana ricordi, un esperimento miseramente fallito e smantellato ad inizio anni 2000 nella città di Tijuana, in cui si cercava, attraverso la tolleranza e mantenendo uniti i legami affettivi, di facilitare il reinserimento nella società dei detenuti ai quali era concesso di condurre una vita pressoché normale all’interno del campo di dentenzione. Inutile dire che corruzione, traffici illeciti e criminalità semplicemente trovarono un nuovo quartier generale in città: all’interno di El Pueblito, appunto!

In un affresco politicamente scorretto dell’accoglienza riservata ai nuovi ospiti del “carcere”, in cui se sei un gringo le cose si complicano maggiormente (soprattutto se sei stato derubato da due poliziotti prima di entrare nel branco), il nostro redivivo Mel ci finisce dopo aver compiuto una rapina. Ladro professionista, a Driver-Mel riesce il colpaccio, ma ciò gli costa uno sconfinamento nel paese dove si sopravvive solo se si hanno i soldi e quando se ne hanno troppi si finisce a El Pueblito. La trama si svolge linearmente tra sparatorie sconvenienti e furti più o meno annunciati, molti sono gli scoppi che mai tramutano il tutto in un film fracassone, le battute son costanti e nonostante l’opera non sia brevissima non si percepisce lo scorrere del tempo.

Il marchio di fabbrica c’è e si vede benissimo: immancabile la presenza del bambino – agnello sacrificale da salvare e della madre che si immola sino quasi a stramazzare per il sangue del suo sangue. Chi possa essere il redento eroe che sfrutta la sua esperienza nel mondo del crimine perché ha ancora una coscienza,  ve lo lascio immaginare. Il bene trionferà (ecco il mio spoilerone – uahahaha!) e… il Viaggio in Paradiso sarà servito.

Gli anni di Mel si vedono tutti, un po’ come gli anelli delle piante secolari anche le rughe sul suo volto non mentono, apprezziamo quindi che abbia rinunciato a scene da Mission Impossible a favore di qualche battuta in più e ad un po’ di anima anche se l’imprinting di Arma Letale dopo così tanti anni si vede ancora.

Ora incrociamo le dita anche se la versione doppiata, di cui vi lasciamo un assaggio, non pare per nulla male 🙂

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