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Le più brutte mascotte nella storia delle Olimpiadi

La storia delle Olimpiadi e’ inevitabilmente segnata, in particolare nelle sue edizioni più recenti, dal merchandising. Il comitato olimpico internazionale vi esercita un ferreo controllo, ed il celebre simbolo con i cinque cerchi è annoverato tra i marchi più protetti del pianeta.

A giudicare dalla successione di animalozzi, verdurame e simil-alieni che si sono potuti osservare negli anni meriterebbe probabilmente la stessa attenzione anche la scelta della mascotte, elemento grafico – e in alcuni tragici casi anche tridimensionale – che accompagna i Giochi Olimpici fin dall’edizione del 1968 a Grenoble, in Francia. E siccome il buon giorno su vede dal mattino, ecco a voi Schuss, pupazzo che accompagnò quell’edizione:

Mentre riflettiamo su cosa mai abbia potuto portare i nostri cugini transalpini ad utilizzare una sorta di ravanello gigante mono-sci-dotato come logo ufficiale della più importante manifestazione sportiva, stringiamo i denti e andiamo avanti. Già, perché le edizioni successive riservano comunque qualche gradevolissima sorpresa, come Waldi, che ha l’onore di essere stato la prima mascotte di una versione estiva dei Giochi durante Monaco 1972. Vale la pena osservare in tutta la sua bellezza questo bassotto dachschund che, nell’idea dei creatori, doveva rappresentare gli attributi richiesti agli atleti: “resistenza, tenacia e agilità”.

Ah, perché, non mi direte che alla vostra mente non si affaccia immediatamente il bassotto come animale sinonimo perfetto di agilità, vero? E’ evidente, non diventeremo mai dei creatori di mascotte olimpiche. Le nostre limitate capacità creative e di sintesi filologica non avrebbero potuto partorire la bellezza di Izzy, scelta per Atlanta 1996:

Voi non ci crederete, ma con un paio di giretti googleggianti sul web potrete arrivare a questa semplice verità: a distanza di quasi venti anni, c’è ancora chi si interroga su cosa ca…spita dovesse rappresentare Izzy, oltre alla visibilissima concentrazione di colori che costringerebbero anche un pittore cubista ad assumere un paio d’etti di antiemetici.

Ricorderete poi che l’assegnazione dei Giochi ad Atlanta fu accompagnata da un bel po’ di polemiche: ai più romantici sembrava naturale che l’edizione del 1996, centenario della rinascita delle moderne Olimpiadi, si dovesse svolgere ad Atene, laddove tutto era cominciato. Alla capitale ellenica finì, quasi come risarcimento, la versione 2004, ed i nostri amici greci non vollero essere da meno quanto a riconoscibilità della mascotte. Secoli di millenaria civiltà e tradizione finirono con questa roba qui:

mascotte olimpiadi atene 2004

Ed eccoci finalmente a Londra 2012. Avete presente l’accenno a “tragici effetti 3D” di qualche riga fa? Beh, date una occhiata a Wenlock, pupazzo che ha un nome romanticissimo e assolutamente azzeccato (ne racconteremo l’origine fra qualche giorno), ma la una triste forma a metà fra una teiera astratta ed un Teletubbie sconfitto dalla gravità e dall’eccesso di carboidrati.

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