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Recensione film Elles

Elles, Loro… sono giovani, sono studentesse, sono prostitute. Lei è Ann (Juliette Binoche) una moglie frustrata e una professionista affermata che convivono nella stessa persona. Un giorno Anne decide di scrivere un reportage e si addentra nel mondo del sesso a pagamento. È così che incontra due ragazze che coprono le spese degli studi vendendosi. Una, Charlotte, è francese e molto Lolita (ed il nome d’arte sarà proprio Lola), l’altra è Alicja, una ragazza straniera, intrigata dai risvolti del proprio arrivo a Parigi. Entrambe son soddisfatte dell’indipendenza ottenuta.

Due realtà, due generazioni, due facce della medesima città si incontrano e riescono ad avere uno scambio equo ed appagante senza mai venir giudicato. Tutti ottengono ciò che vogliono anche se Ann è quella che a prima vista appare come la vera perdente: moglie trascurata, madre ignorata, donna mortificata nella sua femminilità con una vita sociale funerea. Una vera e propria tristezza che percepirà sino in fondo solo quando permetterà al proprio io di farsi coinvolgere dalle storie delle sue due interlocutrici d’eccezione, concedendo al loro punto di vista una chance, una giustificazione.

Juliette Binoche, Anaïs Demoustier in ELLES
© SZYMON ROGINSKI

Il nascere di un rapporto, quasi complice, tra queste donne farà sorgere in Ann prima un bel po’ di sospetti, poi favorirà il crollo delle ipocrite barriere domestiche ed infine permetterà al vero io di emergere. Un messaggio che sul finire della storia vuole indurre lo spettatore a ricredersi su chi sia veramente debole nella coppia, chi sia colui che non si guarda con serenità allo specchio per paura di ciò che potrebbe vedere.

Film delicato o volgare? Sceneggiatura pretenziosa o banalotta? Errata scelta degli interpreti o regia dal polso debole? Pellicola di rivendicazione femminista oppure di esplorazione di quell’alta percentuale di donne che per riscattarsi, scientemente si vende senza mai svendersi? All’uscita dalla sala si è sentito tutto ed il contrario di tutto. Di certo, il film non ha lasciato indifferente una platea che partiva in sofferenza per orario ed inconvenienti tecnici.

Louis-Do de Lencquesaing, Juliette Binoche in Elles
© SZYMON ROGINSKI

E gli uomini? L’universo maschile viene tratteggiato con spiccata necessità di trasgredire, di essere un po’ voyeur e sprovvisto di coraggio: l’uomo pare incapace di mostrarsi a pieno alla propria compagna e dominato dalla voglia di sentirsi libero di esplorare nuovi lidi senza mai alcun dovere di trasparenza con chi gli sta accanto e/o con sé stesso. Leggerezza? Semplice diversità? O, perché no, un pizzico di superiorità?

Il soggetto intriga, il film a tratti pare rallentare, c’è qualcosa che mantiene il distacco e non ci trascina dentro la storia nonostante peculiarità della pellicola sia il non imporre una risposta, non additare un colpevole, non indicare dove sia il giusto e mai far leva sui nostri sensi di colpa e, più in generale, sulla comune morale. Tutto risulta accettabile anche perché la società mostrata non è quella del degrado, dei maltrattamenti, dell’emarginazione. Qui rimaniamo nel nostro mondo, quindi è un peccato che l’opera manchi di mordente al punto da domandarci quale fosse il messaggio finale.

Inizialmente curioso, con un ritmo ondivago, dal finale dubbio. A Berlino io c’ero e lo scandalo, di cui ho udito recentemente, non l’ho per nulla avvertito… Voto dal 5 al 6.

 

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