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Recensione Il giorno del Falco di Tom Clancy

Sono finiti – ahimè o, forse, per fortuna – i tempi in cui mi tumulavo sul materasso per dodici ore consecutive per dedicarmi ad un libro di Tom Clancy. Intendiamoci, considero ancora “Uragano rosso” un capolavoro nel suo genere e non mi stanco di consigliarlo agli appassionati di cose militari, aeronautiche in particolare. E confesso di rileggere trimestralmente e a rotazione almeno uno fra “Pericolo imminente”, “Potere esecutivo” e “Attentato alla corte d’Inghilterra” – che fra tutti è quello più fresco e godibile anche a distanza di anni. Clancy è stato e probabilmente è ancora un fenomeno nel mantenere altissima la tensione in ognuno dei suoi thriller di ambientazione e trama guerreggiante, e non a caso i suoi romanzi sono stati saccheggiati ampiamente dal grande schermo.

Ecco, il grande schermo. Per chi ha letto e riletto Tom Clancy, ci si può fermare tranquillamente a “Caccia a Ottobre Rosso”, e non faccio riferimento al magnifico Sean Connery quanto al credibile Alec Baldwin: Harrison Ford mi è stato simpatico fino a quando non ha iniziato a interpretare Jack Ryan, giovane e aitante nei romanzi, attempato nella trasposizione cinematografica.

Una vocina nel retrocranio mi fa notare che sto divagando: “ehi, guarda che devi dire la tua su Il giorno del Falco”. Ah, già. Beh, trattandosi di un romanzo che si inserisce nella serie dedicata a Jack Ryan la divagazione era d’obbligo, come è d’obbligo una invocazione: Tom, basta.

No, dico, basta davvero. Non perché questa tua ultima fatica sia poco riuscita, inchiodi comunque il malcapitato alla lettura fino all’ultima pagina. No, ti faccio solo sommessamente notare che c’è sempre il momento per fermarsi, altrimenti si finisce come un malinconico Ronaldo con la pancetta a correre dietro a giovanotti che sogghignano sul tuo essere stato un Fenomeno. No, ci si deve fermare prima, ecco.

E dopo aver iniziato da professore universitario, essere entrato alla CIA da consulente esterno, essere diventato analista dell’Agenzia, averne scalato tutta la gerarchia fino alle soglie della direzione, aver accettato una vicepresidenza transitoria, essere diventato Presidente degli USA, aver gestito un secondo mandato, aver dato alla luce un figlio che, ma-guarda-un-po’, è entrato in una organizzazione antiterroristica supersegreta, aver creato una forza speciale internazionale, ecco… insomma, basta. Capisci che aprire “Il giorno del falco” e scoprire che Ryan corre nuovamente per la presidenza, no, dai basta.

Facciamo così, io non dico a nessuno di averlo letto e non racconto che John Clark – personaggio ma-gni-fi-co in “Senza Rimorso” – corre e salta da un balcone all’altro nonostante sfiori (e sto facendo un calcolo per difetto) i 65 anni, e in cambio tu mi prometti che la finiamo qui. E, soprattutto, che Jack jr. non diventerà mai Segretario di Stato.

(nota solo vagamente spolverante: in realtà, il finale open sulle vicende sentimentali del figliolo lascia presagire un nuovo capitolo in arrivo…)

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Comment(1)

  • Giovanni Ruozi
    11/28/2012 at 10:46

    Ho avuto il piacere di leggere tutti i libri di Tom Clancy e sono sempre uscito dalla lettura appagato e in pieno e devo confessarlo deluso dal temine della stessa lettura e, quindi ansioso in attesa del prossimo libro. Ho sentito molto parlare dei Tom in occasione dell’11 settembre (l’ho considero un ottimo analistan militare) e, detto tra noi un po’ di quel pericolo l’aveva fatto presente in “Debito d’onore”. Concordo però sul fatto che a lungo andare i personaggi (pur se ben riusciti come Jack Ryan) diventino logori e anche poco credibili per cui il mio consiglio è di lasciare perdere la famiglia Ryan e creare un nuovo personaggio (magari uscito dai Navy Seal) che si addentri nei meandri della lotta al mondo occidentale da parte dell’integralismo islamico. Vuole essere questo un solo modesto parere da un lettore che si sente tanto in sintonia da considerarsi un “quasi amico” di Tom Clancy. Ciao

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