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Recensione Amour: il film che ha trionfato a Cannes 2012

Prima o poi la Palmarès di Cannes 2012 doveva arrivare in sala ed è tempo di affrontare un argomento a cui nessuno può sfuggire. Partiamo da quell’inossidabile di Trintignant che ad 81 anni è stato fondamentale per il raggiungimento del premio più ambito, grazie ad un’interpretazione non semplice, dati i suoi dolorosi trascorsi, e soprattutto perché sta vivendo in prima persona quel delicato periodo della vita che è la vecchiaia, fulcro della nostra pellicola dolce e amara.

Perché “Amour” è una storia d’amore sull’amore, sul rispetto, sulla dignità umana e sul sacrificio in nome di un amore, appunto, durato una vita. È un inno all’uomo, all’umanità ed alla sua fragilità. Nasciamo indifesi e dipendenti e talvolta il nostro viaggio si chiude proprio come era iniziato. E’ una semplice fotografia della vita, della vecchiaia e delle difficoltà che essa talvolta ci riserva. E’ la storia di una coppia, George e Anne, che può essere quella con cui condividiamo il pianerottolo e di come i principi ed un affetto incondizionato possano darci forza e coraggio che non avevamo idea di possedere per sopportare la tragedia.

“Amour” è un film semplice, breve, intenso e disarmante. In poche inquadrature è subito chiaro che seguiremo un’agiata coppia che vive in un meraviglioso appartamento borghese. Non hanno problemi, condividono le passioni e sono autonomi sino al giorno in cui, in un attimo, tutto cambia. Che sia sfortuna, statistiche sfavorevoli o un fisico oramai esausto, le motivazioni possono essere molteplici, ma il risultato non cambia: non si può più tornare indietro e il nostro forte, dignitoso, imperturbabile George non si perderà mai d’animo grazie ad un’innata delicatezza (molto rara), serbando uno sguardo protettivo sino all’ultimo per la sua compagna di vita.

Il film di Haneke non ci strappa alcuna lacrima, non ci lascia un retrogusto amaro, non ci fa addormentare angosciati, sicuramente però ci disarma per la sua trasparenza e per il coraggio di aver proposto a due attori di condividere la propria vita col pubblico, portandola alle estreme conseguenze e mostrando cosa probabilmente accada tutti i giorni nel silenzioso riserbo di molte mura domestiche. E quei due meravigliosi attori, da soli, in poco più di una stanza, mai sciatti, senza mai uno sguardo spento o indeciso, molto fieri e sicuri, agili e molto lucidi, ci regalano una grande prova di recitazione.

La narrazione è tranquilla, mai noiosa, ci prende per mano e ci conduce all’interno di ogni stanza per mostrarci cosa succeda quando in vecchiaia la malattia entra dall’uscio per non andarsene più. Il peso sulle spalle di chi deve accudire e di chi è costretto in un letto sempre più dipendente. L’incapacità, di chi dentro quelle mura non vive, di vedere anche per pochi minuti la difficoltà, soprattutto il non voler accettare la sofferenza altrui perché diverrebbe un po’ anche la propria. Quella sofferenza che diventa protagonista di un finale coraggioso in molti sensi e che mostra come tutto possa diventare normale.

Voto: 8. “Amour” è grande cinema, la prova dei suoi protagonisti spero diventi un esempio di cosa significhi recitare. Palmares inevitabile.


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