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Lawless: passione e pallottole all’epoca del proibizionismo

Ricordiamo ancora l’energia provata nel mese di maggio, la passione che dallo schermo arrivava sino a noi in platea per ammaliarci ed accompagnarci durante il resto della giornata, premio dopo una travagliata conquista di un posto in sala, alzandoci all’alba e sfidando un clima impietoso e ben poco da costa Azzurra. Oggi parliamo, di nuovo (si si esatto, la precedente recensione direttamente da Cannes la trovate qui) di “Lawless”, che è infine arrivato nelle nostre sale. E il motivo è proprio quella potenza, quella trama inconsueta e quella colonna sonora che andava a braccetto con le immagini.

Storia carica di passione, di sentimenti genuini e di lotta, che fotografa una famiglia molto particolare rimasta nel mito. La saga dei Bondurant è arrivata a noi grazie alla volontà di un intraprendente e fantasioso nipote che ha saputo romanzare i fatti, mandarli in stampa e far appassionare dapprima i lettori. E noi non possiamo che ringraziarlo, perché oggi abbiamo una gran bella versione cinematografica, che vanta un cast di intrepidi e fantastici attori i quali, restii al risparmio di forze ed energia, ci hanno regalato delle interpretazioni con picchi notevoli.

Tornare indietro di un secolo, alle strade di terra battuta, ai bossoli, alle distillerie clandestine è stato una gran boccata d’aria fresca: quanto tempo era che non vedevamo un bel film farcito di gangster, pupe e melodrammi? Qui ce n’è un po’ per tutti e con una veste diversa dal solito, senza per questo rinunciare a messaggi positivi, o meglio, al ricordare a molti che alcuni dei valori che oggi sono caduti in desuetudine una volta erano motivo di zuffa, se non addirittura di una pallottola. Ah.. quell’onore oramai relegato allo schermo, dov’è finito?

Con una trama così avvincente, ricca di avvenimenti, di conflitti verbali e soprattutto fisici, di segreti e debolezze, senza mai perdersi d’animo, non è stato difficile per un compositore come Nick Cave cogitare una colonna sonora che sorreggesse se non addirittura incalzasse questa pellicola che è un vero e proprio vulcano di emozioni. La musica non è un noioso sottofondo riempitivo, che tampona uno script dai dialoghi deboli, al contrario (!), qui amplifica e dà un valido apporto alla riuscita della narrazione. Immagini e suoni sono interdipendenti, un legame a filo doppio in cui le prime senza le seconde (o viceversa) non sarebbero state altrettanto efficaci, probabilmente ci sarebbero parse incomplete.

Il film di John Hillcoat a Cannes non ha vinto, non è bastata la cura per i particolari e l’aver osato rispolverare un genere dimenticato, probabilmente l’opera era troppo americana, poco introspettiva o non sufficientemente drammatica, nessuna lacrima, nessun punto di collegamento con la frenesia del nuovo millennio, però confidiamo che ora il pubblico lo apprezzi, perché anche in questo weekend ricco di novità cinematografiche “Lawless”  è diverso da tutte le altre proposte ed offre un’epica davvero incalzante, che riesce a mettere d’accordo coloro che sono alla ricerca di adrenalina, le dame che apprezzano un belvedere e gli amanti dei film retrò.

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