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Recensione film Scusa, mi piace tuo padre

Natale è davvero alle porte, le vetrine dei negozi sono tutte innevate, le strade illuminate a festa e l’aria si è fatta decisamente frizzantina. Anche i palinsesti cinematografici stanno indossando sempre più il costume di Babbo Natale, non stupisce quindi che arrivi in sala anche “Scusa, mi piace tuo padre”, commedia ambientata a ridosso delle festività, dedicata alla famiglia, all’amicizia ed alle sorprese che possiamo trovare sotto l’albero.

Un cast noto ai fruitori delle serie TV, in cui spiccano Hugh Laurie e Oliver Platt, a cui è affidato il compito di raccontarci la storia di Terry e David, due amici del New Jersey, due uomini imbolsiti con consorti piene di nevrosi e con figli oramai adulti, che vivono imbrigliati nella routine di provincia e non sono per nulla preparati all’eventualità di nuovi ed inaspettati imprevisti, come il caso in cui la figlia venticinquenne torni in città e si metta a flirtare col tuo migliore amico :S

Hugh Laurie dismessi i panni del dottor House si fa la barba, mantiene il suo sguardo un po’ stralunato e si cala nella parte dell’americano medio benestante che non rinuncia ad un giardino corredato di nanetti e che un giorno sbarella per una ragazzina. Ciò è un problema, soprattutto perché la giovane non è una bambolina qualunque, bensì è niente meno che la figlia del suo migliore amico nonché vicino di casa (Oliver Platt). E crediate sia finita qui? Errore, perché il meglio deve ancora venire…

Storia sull’amore più che sulla crisi di mezza età, sulla famiglia nell’ottica dell’opportunità di mantenere in essere rapporti oramai spenti; sulle emozioni vere, intense, corrisposte anche quando esse non siano condivise dalla morale comune, ma soprattutto è opera sugli egoismi. Perché il punto è proprio questo: e se fosse amore vero?

Una trama potenzialmente vulcanica, o per lo meno scoppiettante, che invece rimane nell’ovatta proponendoci una commedia che è solo carina. Gag chiamate più o meno efficaci, personaggi femminili divertenti ma non sopra le righe, alla fine si presenta come un prodotto adattissimo ai canali “family” o “passion”, perfetto per la stagione fredda, il divano e la cioccolata calda in mano. Nulla di più di una confezione di lusso per un’opera che sbarca al cinema grazie alla notorietà e simpatia dei suoi interpreti. La sensazione è infatti che fosse destinata ad una diffusione direttamente via (quello che fu il) tubo catodico, ma che all’ultimo qualcuno abbia voluto tentare il colpaccio (e probabilmente funzionerà).

L’opera non è volgare, nessun lembo di pelle o situazione piccante, si mostrano solo i molti imbarazzi e probabilmente qualche persona riconoscerà situazioni familiari e di sicuro alla fine tutti rideranno anche se in sottofondo aleggia una grande tristezza e molta solitudine. Voto: 6 (-). Promosso per un soffio, perché nella risata per famiglie lo zio d’America sa come salvarsi (e si vede) e perché questa è un’ulteriore via di fuga da eventuali cinepanettoni (e noi siamo felici).

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