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Recensione del film horror La Casa: una nuova versione della celebre opera di Sam Rami

La Casa, pietra miliare nella storia del cinema horror, frutto della mente di un Sam Raimi giovane ed entusiasta, oggi torna sugli schermi  con una versione non restaurata bensì totalmente rifatta. Un film co-prodotto dallo stesso regista, che però affida la macchina da presa  a Fede Alvarez (anche co-sceneggiatore).

Con l’idea di offrire una versione della storia al passo coi tempi quanto ad effetti speciali, gusto splatter e horror, nonché arricchita con nuovi presunti colpi di scena, di fatto abbiamo assistito ad un’opera scolastica, prevedibile, che non impaurisce la platea per quanto ogni scena sia riconoscibile molti secondi prima che avvenga il (presunto) effetto sorpresa.

Siamo nel bosco, in una casa isolata e cadente, e un gruppo di giovani si è appena riunito per aiutare l’amica Mia ad uscire dalla dipendenza dalla droga. Un luogo lontano da tutto, ricco di ricordi di una infanzia (felice), perfetto per superare i momenti più difficili delle crisi d’astinenza, in cui si presentano il fratello, gli amici, gli amori. Tutto previsto e nulla pare scalfire i ragazzi, neppure il meteo avverso e alcuni inquietanti ritrovamenti.

Ovviamente, i sintomi di squilibrio di Mia vengono inizialmente associati alla prima durissima fase dell’astinenza e non ai gatti morti in cantina o al Necronomicon di cui, nonostante i numerevoli messaggi di allerta scritti col sangue su ogni pagina (!!!), i ragazzi continuano a leggerne interi passaggi a voce alta 😐

Quindi, inconsciamente, il danno è presto fatto e il teatrino può avere inizio: casa fatiscente, odoraccio sempre più diffuso, un fiume che rompe gli argini e isola il luogo, un libro di magia nera in mano a dei mentecatti, un’ex-drogata incosciente preda perfetta per le forze oscure e … il delirio è servito!

La più grossa follia è vedere tutti agire come se avessero dimenticato in città i neuroni, ponendo in essere le peggiori azioni che neppure un ubriaco esanime sarebbe riuscito a concepire; poi vi sono gli effetti speciali che, nonostante il nuovo millennio, hanno un anacronistico effetto plastico, senza dimenticare le fiumane di vomito fluo che sono talmente inverosimili da provocare l’ilarità collettiva.

Man mano che la trasfigurazione della protagonista diviene completa è chiaro a tutti che i primi caduti faranno presto il loro ingresso in scena, anche se la loro ridicola fine supera di gran lunga la fantasia. E, di nuovo, se già strapparsi un braccio (ed è solo un esempio) non è cosa da tutti, che esso appaia palesemente gommoso è da non credere!

Di nuovo, siamo di fronte a molto rumore per nulla. L’audio sarà anche dolby, lo schermo sarà decisamente ondulato, e l’elemento splatter sarà anche  onnipresente nel vano tentativo di farci provare dolore (l’uso delle lame sulle carni è davvero abusato nonostante non si torturi nessuno!) ma, malgrado le migliori aspettative e intenzioni, non si riesce a rimanerne seri: questo gruppo di malcapitati non muore mai e ci fa sorgere il dubbio che siano tutti posseduti già dall’inizio!

Bocciato: altra buona occasione sprecata… e iniziamo a non poterne più. Vogliamo essere sorpresi se non dalla trama per lo meno dal confezionamento, ok?

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